
In una vecchia lettera Pasolini lo definiva “un amaro moralista assetato di vecchia purezza”. Il più americano dei registi italiani, secondo i critici, Damiano Damiani è l’esponente di spicco di quel cinema attento alla quotidianità, che racconta cose reali, un cinema popolare e civile che non usa stratagemmi e filtri per denunciare quello che di marcio c’è nella società che rispecchia.
Nato a Pasiano di Pordenone il 23 luglio 1922, Damiano Damiani frequenta l’Accademia di Brera dove studia pittura. Nel 1946 si trasferisce a Roma dove presto si avvicina al mondo del cinema, dapprima come scenografo e poi come regista: tra il 1946 e 1955 dirige numerosi cortometraggi tra cui il documentario “La banda d’Affari”, “Arte e realtà”, “Omaggio a una città”, “Nasce un disegno animato” e “Le Giostre”.
Dopo aver curato la sceneggiatura per alcuni film di Fernando Cerchio e di Viktor Tourjansky, nel 1960 esordisce nella regia di lungometraggi con “Il rossetto”, un giallo malizioso con protagonista d’eccezione il regista Pietro Germi, film questo che insieme a “Il Sicario”(1961) e a “L’isola di Arturo”(1962) formeranno la sua trilogia degli anni Sessanta.
Dal 1968 il suo cinema si concentra su tematiche civili e sociali di grande attualità, questo è il suo periodo più fecondo e più impegnato: “Il giorno della civetta”(1968) con i suoi attori feticcio Claudia Cardinale e Franco Nero, “L’istruttoria e chiusa: dimentichi” (1972) e “Perché si uccide un magistrato” ( 1974); il suo “Quien sabe?” (1967), film sulla rivoluzione messicana con Gian Maria Volontè, diviene un modello per i western italiani. Intanto Damiani è anche attore, interpretando Giovanni Amendola nel film “Il Delitto Matteotti”(1973) di Florestano Vancini.
Dopo una piccola parentesi nell’horror con “Amityville Possession” (1982), nel 1984 Damiano Damiani firma il suo capolavoro: “Pizza Connection”, Orso d’Argento al Festival di Berlino, con Michele Placido, attore che dirigerà anche nella prima serie televisiva “La Piovra”, un enorme successo.
Del 1987 è “L’Inchiesta”, film religioso, ma dal sapore giudiziario, con Harvey Keitel nei panni di un Pilato indagato per la scomparsa del corpo di Gesù Cristo.
Gli anni Novanta non lo vedono firmare film di grande qualità, fino ad arrivare al flop del 2000 con “Alex l’Ariete” con protagonista l’ex campione di sci Alberto Tomba e la conduttrice Michelle Hunziker.
Il suo ultimo lavoro è “Assassini dei giorni di festa”, del 2002, pellicola grottesca con Carmen Maura e Agnese Nano.
(
Fiorella Loffredo)