Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male - Eduardo De FilippoEduardo De Filippo rappresenta uno dei più grandi esponenti della tradizione teatrale italiana del Novecento. E' un vanto per Napoli, la città in cui nacque il 24 maggio 1900, e per i partenopei, che ne avvolgono la figura di un'aura mitica, per esempio quando raccontano che Filumena Marturano, personaggio eduardiano, abbia realmente abitato in un vicolo del centro storico.
Poliedrico (al contempo autore, attore e regista), sapiente osservatore della realtà, perfezionista sul lavoro,
Eduardo De Filippo è stato in grado di dare una dignità nazionale ed internazionale al teatro popolare e dialettale, innalzandolo alle vette di una forma d'arte da tutti fruibile e comprensibile. Per riuscire nell'operazione, egli è partito dalla descrizione di Napoli, considerata una sorta di "teatro naturale" per il suo sguardo, e ha immortalato la "napoletanità", ovvero quel complesso di atteggiamenti tradizionali e folkloristici, di malesseri, di ironie, di contraddizioni del popolo partenopeo. Lo stesso Eduardo poteva assurgere a paradigma dell'uomo napoletano, per la visione della vita disincantata, ironica e autoironica, fatalistica e superstiziosa, come si può notare nel celebre aforisma:
"Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male".
Eduardo, sensibile e introspettivo psicologo dell'animo umano, ha dato ai suoi personaggi popolari caratteri di universalità: ha rimodellato gli stereotipi dell'abitante napoletano e li ha resi patrimonio comune di ogni cittadino del mondo. La scena teatrale era vista dal Maestro come specchio delle vicende umane, nel quale lo spettatore avrebbe potuto rivedere se stesso. Proprio il rapporto con il pubblico, complice e intimo, ha consentito ad Eduardo di farsi comprendere ad ogni latitudine, e gli è valso premi da parte di critica e pubblico non solo nazionali: il
Simoni, il
World Theatre Season a Londra, le lauree
honoris causa all'Università di Roma e a quella di Birmingham, sono solo alcuni dei vari riconoscimenti ottenuti.
Lunghissima è la schiera dei seguaci artistici, che dalla lezione eduardiana sono partiti per affermare un comune credo concettuale e tematico, in campo teatrale come in campo cinematografico. Tra i molti, ricordiamo
Massimo Troisi, che spesso indicò Eduardo come padre putativo, i drammaturghi napoletani
Annibale Ruccello ed
Enzo Moscato, i commediografi
Ascanio Celestini e lo stesso
Dario Fo, questi ultimi maestri nell'uso delle potenzialità della lingua, come lo fu Eduardo.
Figlio naturale del commediografo
Eduardo Scarpetta e della sarta di scena Luisa De Filippo, Eduardo cominciò a recitare fin dalla giovane età, come il fratello
Peppino e la sorella
Titina. Ebbe i primi ruolo a quattro anni, ne
"La geisha" e in
"Miseria e nobiltà", commedie del padre. Si dice che il genitore adoperasse forme a dir poco coercitive di insegnamento (due ore al giorno di lettura e trascrizione di testi teatrali), soprattutto di fronte alla riluttanza del figlio ad applicarsi nelle materie scolastiche.
La formazione di Eduardo passò attraverso le esperienze nella compagnia teatrale del fratellastro Vincenzo e in quella di Francesco Corbinci. La prima pubblicazione fu
"Farmacia di turno" (1920), un atto unico all'interno della raccolta
"Cantata dei giorni pari", cui fa seguito
"Uomo e galantuomo".
Nel 1931 Eduardo, Peppino e Titina fondarono la compagnia del "Teatro Umoristico I De Filippo", dedita principalmente alla farsa. L'obiettivo di Eduardo cominciava già allora ad essere l'avvicinamento del teatro delle tradizioni, dialettale e popolare, con il teatro contemporaneo, nazionale e borghese. L'incontro con
Luigi Pirandello fu di stimolo in tal senso, e portò alla collaborazione in
"Berretto a sonagli" (1936) e
"L'abito nuovo" (1936). Nel periodo di lavoro con la compagnia Eduardo produsse due delle sue opere più riuscite,
"Natale in casa Cupiello" (1931) e
"Napoli milionaria" (1945).
Nel 1945 la compagnia si sciolse per l'abbandono di Peppino, ed iniziò un lungo periodo di aspri rapporti tra i fratelli. Eduardo fece nascere la "Compagnia di Eduardo" e acquistò il teatro San Ferdinando di Napoli, che divenne una sorta di avamposto culturale di artisti. Tra le opere maggiori realizzate con la sua compagnia vi è certamente
"Filumena Marturano", commedia adattata ben due volte per il grande schermo e rappresentata nel 1958 a Mosca. E poi, ancora, Eduardo produsse:
"Le bugie con le gambe lunghe" (1947),
"Il sindaco del rione Sanità" (1961, anch'esso rappresentato in Unione Sovietica),
"L'arte della commedia" (1964).
L'ultima opera teatrale di Eduardo fu del 1973,
"Gli esami non finiscono mai", il cui solo titolo è diventata una massima collettiva. Nello stesso anno venne rappresentata all'Old Vic di Londra
"Sabato, domenica e lunedì" (1959), sotto la direzione artistica di
Franco Zeffirelli, e con l'eccezionale personalità di
Laurence Olivier nel ruolo del protagonista.
Anche in campo cinematografico Eduardo fu un artista completo: realizzò scritti e adattamenti, interpretò, diresse.
Nel 1932 ci fu l'esordio su grande schermo come co-protagonista di
"Tre uomini in frack", al quale seguì, nel 1934,
"Il cappello a tre punte". La prima regia di Eduardo fu per il film
"In campagna è caduta una stella" (1940).
Eduardo offrì alcune delle migliori prove cinematografiche attraverso le collaborazioni con
Vittorio De Sica, per il quale inventò personaggi di grande successo in pellicole come
"Tempi nostri" (1954) e
"L'oro di Napoli" (1954), oltre a realizzare l'adattamento di
"Filumena Marturano" per il film
"Matrimonio all'italiana" (1964).
Eduardo lavorò diverse volte anche a fianco di
Totò, e lo diresse in
"Napoli milionaria" (1950).
L'ultima regia cinematografica fu
"Spara forte, più forte... non capisco!" (1966).
Negli ultimi venti anni di vita
Eduardo De Filippo si dedicò alla televisione, proponendo le sue commedie teatrali. L'ultimo ruolo che interpretò fu quello dell'anziano maestro nello sceneggiato "Cuore" (1984) di
Luigi Comencini.
La vota privata di Eduardo fu scandita da molteplici vicissitudini, le più dolorose delle quali sembrarono segnarne il viso e l'espressione, e di sicuro contribuirono ad aumentare lo spessore umano dell'artista. Ebbe tre mogli: l'americana
Dorothy Pennington, la soubrette
Thea Prandi (madre dei suoi due figli,
Luisella e
Luca) e la scrittrice e drammaturga
Isabella Quarantotti.
A cavallo dei primi anni Sessanta Eduardo sopportò una serie di lutti: dapprima, la figlia Luisella, poi la moglie Thea, infine la sorella Titina.
Non fu nemmeno risparmiato da problemi fisici, che tuttavia non ne intaccarono la vis comica e non ne limitarono la voglia di esprimersi per l'arte. Nel 1961 avvertì un malore in scena, che portò all'applicazione di un pacemaker. Nel 1974 subì un delicato intervento cardiaco, e dopo soli ventidue giorni ricomparve sul palcoscenico. Forse, proprio nell'occasione di quel rientro si potè apprezzare il sentimento collettivo che Eduardo era in grado di suscitare, caratterizzato da ammirazione sconfinata e profondo rispetto: il pubblico, pur non riuscendo a frenare l'entusiasmo, misurò la lunga ovazione finale, per evitare ad Eduardo pericolose reazioni emotive.
Oltre ai riconoscimenti artistici, Eduardo fu Cavaliere di Gran Croce e Senatore della Repubblica.
Eduardo De Filippo si spense a Roma il 31 ottobre 1984, e la camera ardente venne allestita in Senato.
(
Carlo Battelli)