DvdMusicaFilm

Musica Film - Vendita online di DVD musicali e DVD film.
Un grande catalogo con novità, rarità, b-movie e film d'essai. La gestione del database prevede l'inserimento quotidiano e costante di tutte le novità su DVD, HD DVD e Blu-ray Disc (BD) dal mondo della musica (concerti live, compilation di successi e best of) e del cinema (film, serie TV, fiction televisive, documentari).

Ricerca generica
Ricerca dvd musica
Ricerca dvd film
Powered by Gustamodena.it
blu-ray logo
hd dvd logo

Federico Fellini

N/A - Attore (6), Regista (26), Sceneggiatore (38), Costumista (1)

photo"Felliniano... Avevo sempre sognato, da grande, di fare l'aggettivo." - Federico Fellini


Federico Fellini è stato uno dei registi più creativi e originali nel panorama del cinema internazionale. Nato a Rimini da una famiglia di origini piccolo-borghesi il 20 gennaio 1920 e morto a Roma il 31 ottobre del 1993, è riuscito, nell'arco di tutta la sua carriera, a dare nuova linfa al linguaggio cinematografico, creando personaggi divertenti e surreali che spesso si muovevano in un universo onirico e satirico allo stesso tempo.


Che il giovane Federico fosse dotato di una fantasia fuori dal comune era già evidente quando accettò di lavorare come caricaturista per conto del gestore del cinema Fulgor, che gli commissionò caricature di attori celebri da esporre fuori dal cinema come richiamo per il pubblico.

Quello che all'inizio era solo un passatempo diventò un vero e proprio lavoro per Fellini quando a diciassette anni, in società col pittore Demos Bonini, fondò la bottega Febo, dove i due cominciarono ad eseguire caricature di villeggianti per guadagnarsi da vivere. Un anno dopo, nel 1938, Fellini iniziò una collaborazione piuttosto stabile con diversi giornali e riviste, tra cui il settimanale "420" e la "Domenica del Corriere", che pubblicò molte sue vignette nella sezione chiamata "Cartoline dal pubblico".

Nel frattempo maturava in Federico la convinzione che Roma fosse la meta da raggiungere per farsi strada nell'ambiente dell'avanspettacolo, e così decise di trasferirsi nella Capitale nel 1939, con la scusa di iscriversi all'università, facoltà di giurisprudenza. Solo pochi mesi dopo l'arrivo nella città, Fellini pubblicò un pezzo giornalistico sul "Marc'Aurelio", un bisettimanale con una buona tiratura, col quale si procurò una certa visibilità, tanto che l'Eiar (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) lo convocò per scrivere una serie di copioni di vario genere: scenette brevi e presentazioni di programmi musicali.

La vena creativa del giovane Fellini era in continuo fermento, e gli consentì di avvicinarsi anche al mondo del cinema in qualità di gagman, scrivendo le battute di alcuni film di Erminio Macario, uno dei personaggi dello spettacolo che Federico aveva conosciuto, oltre ad Aldo Fabrizi e Marcello Marchesi. Fu poi grazie ad uno dei personaggi creati per la programmazione radiofonica che Fellini incontrò quella che per lui diventò la compagna della vita: Giulietta Masina. L'attrice, infatti, al tempo giovane studentessa della facoltà di Lettere, lavorava negli studi dell'Eiar interpretando il personaggio di Pallina, fidanzata e poi moglie di Cico, le cui avventure furono trasmesse all'interno del programma "Terziglio".

La Masina e Fellini s'innamorarono e si sposarono nell'ottobre del 1943, e dopo due anni ebbero un figlio, Pier Federico, morto un mese dopo la nascita, evento che segnò per sempre la vita del futuro regista e della moglie. L'abitudine di Fellini è sempre stata quella di reinventare la propria biografia nelle interviste, dunque non è facile ricostruire in modo del tutto fedele gli esordi nel mondo del cinema del regista riminese, sebbene sia certo che i suoi primi successi furono legati a una serie di sceneggiature fortunate a cui Fellini collaborò, tra cui sono da ricordare i primi grandi successi di Aldo Fabrizi, "Avanti, c'è posto" e "Campo de' fiori" di Mario Bonnard.

Tali esperienze forgiarono le capacità di sceneggiatore di Fellini e lo imposero all'attenzione di registi importanti del calibro di Roberto Rossellini, col quale, oltre a "Paisà" scrisse il capolavoro "Roma città aperta", ispirato alla storia vera di don Luigi Morosini, torturato e ucciso dai nazisti perché proteggeva i partigiani della Roma occupata e fu infine accusato di essere colluso con la Resistenza.

I lavori successivi vedono Federico impegnato nella stesura delle sceneggiature per conto di Pietro Germi, collaborando a film come "In nome della legge" e "Il cammino della speranza". Poco tempo dopo finalmente Fellini esordisce anche dietro la macchina da presa, insieme a un altro maestro del cinema italiano, Alberto Lattuada, per il quale aveva già scritto "Il delitto di Giovanni Episcopo" e "Il mulino del Po": "Luci del varietà" è il titolo dell'opera che i due registi firmano congiuntamente nel 1951. Da alcuni ritenuto un film minore rispetto alla produzione successiva, senz'altro è da considerarsi interessante per la presenza di alcuni tratti tipici della fantasia felliniana, tra cui l'ambientazione nel mondo dell'avanspettacolo e il ricorso a momenti di ispirazione autobiografica, elemento tipico delle pellicole successive del regista riminese.

Sebbene il film dell'anno successivo "Lo sceicco bianco" fosse stato il debutto reale di Fellini come regista autonomo, fu con "I Vitelloni" del 1953 che egli oltrepassò i confini nazionali e venne conosciuto all'estero. Il primo Oscar arrivò l'anno successivo con la pellicola interpretata dalla Masina e da Anthony Quinn, intitolata "La strada": la poetica storia di due artisti vagabondi, Gelsomina e Zampanò, che attraversano le regioni povere dell'Italia dei primi anni Cinquanta. Con l'ennesimo racconto della vita di persone ai margini della società Fellini vinse il secondo Oscar della sua carriera, con il film "Le notti di Cabiria", dove Cabiria - ancora una volta la Masina - è una prostituta tanto generosa quanto ingenua, che paga in modo amaro la fiducia che cerca sempre di riporre nel prossimo.

L'anno in cui la fama di Fellini aumentò clamorosamente fu il 1960, quando "La dolce vita" fu segnato non solo dalle polemiche provenienti da ambienti vicini al Vaticano per la facilità con cui il regista illustrava situazioni erotiche, attraverso la bellezza conturbante di Anita Ekberg, e la decadenza morale capitolina, ma anche dal fatto che per la prima volta una pellicola italiana abbandonava gli schemi narrativi tradizionali. Il film ebbe un'accoglienza incredibile a livello internazionale, vinse la Palma d'Oro a Cannes come miglior film, il David di Donatello come miglior regia, l'Oscar per i costumi di Piero Gherardi e diversi Nastri d'argento per la scenografia, per il miglior soggetto e per il miglior attore, che risultò essere Marcello Mastroianni.

Tre anni dopo "La dolce vita", ecco apparire sugli schermi dei cinema italiani e internazionali "8 e ½", l'apice della carriera e dell'arte felliniana. E' la storia di un regista - l'interprete è ancora Mastroianni - che si trova in una profonda crisi, non solo professionale, ma anche esistenziale, e che non riesce ad armonizzare i diversi aspetti della sua professione e della sua vita privata, nei rapporti con la moglie, con la Chiesa, con la critica e, infine, con se stesso.

L'impianto onirico che Fellini rese esplicito in questo film ritornò quasi sempre nelle pellicole successive, e in particolare in "Fellini-Satyricon", dove però esso fu trasferito alla Roma imperiale del periodo della decadenza.

Negli anni Settanta il regista mise in scena il suo passato riminese, sempre trasfigurato nel sogno, realizzando per la televisione "I Clowns", un vero e proprio viaggio nel mondo del circo, che tanto ha ispirato la produzione felliniana. Ma la Rimini dell'adolescenza fu anche lo scenario del film che fece guadagnare il quarto Oscar a Federico Fellini, "Amarcord" (espressione del dialetto romagnolo traducibile con "Mi ricordo"). Protagonisti indiscussi della pellicola furono la città e i suoi personaggi grotteschi, raccontati con tono colloquiale e con degli espedienti narrativi imperdibili, come le "manine" che annunciano l'arrivo della primavera.

Gli anni Settanta videro il regista impegnato nella continua creazione di un intero universo metaforico attraverso cui parlare della realtà presente, come apparve evidente quando il disordine che regnava in "Prova d'orchestra", pellicola del 1979, altro non poteva rappresentare se non la confusione di quel periodo storico e la difficoltà di riportare armonia fra le diverse spinte sociali.

Nell'arco di pochi anni Fellini diede ancora sfogo alla polemica intrapresa contro i valori sociali dominanti e deviati con un film, "Ginger e Fred", del 1985, che raccontava la storia della ribalta di due ballerini di tip-tap ormai anziani, ospiti di una trasmissione televisiva, attraverso cui ci accorgiamo della volgarità, della mercificazione, del consumismo in cui la società degli anni Ottanta era caduta.

"La voce della Luna", l'ultimo film di quello che ormai da tutti veniva considerato un maestro del cinema fu tratto da "Il poema dei lunatici" di Ermanno Cavazzoni. Fu girato nel 1990, tre anni prima di ricevere l'Oscar alla carriera, e contiene molte citazioni dei film precedenti di Fellini, oltre ad un senso di amarezza diffusa e di nostalgia nei confronti di un mondo che continuava, e continua tuttora, a dimenticare le domande più profonde sulla vita e le disperde nel suo frastuono e nella sua velocità.


(Davide Ricchiuti)

DVD Film realizzati

Cofanetti realizzati