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Franco Castellano

N/A - Attore (3), Regista (19), Sceneggiatore (51)

A come atrocità, doppia T come terremoto e traggedia, I come ira di Dio, L come laco di sancue, e A come adesso vengo e ti sfascio le corna! Diego Abatantuono in “Attila, flagello di Dio”


Franco Castellano è uno dei due registi che, a partire dagli anni Sessanta, hanno dato vita a un unicum professionale meglio noto come “Castellano & Pipolo”. Quasi fossero una singola entità, per oltre un ventennio hanno prodotto un elevato numero di commedie e film comici che, pur non essendo sempre apprezzabili in termini di cinema di qualità, rientrano in quella folta schiera di trash movie divenuti veri e propri cult per un pubblico di settore.


Nasce a Roma il 20 giugno 1925. La sua carriera nell’industria cinematografica ha inizio nel secondo dopoguerra, quando scrive la prima sceneggiatura a quattro mani insieme a Giuseppe Moccia – in arte Pipolo – col quale intraprende un sodalizio artistico che durerà oltre quarant’anni. È il 1958 e il film in questione, intitolato “Marinai, donne e guai”, è diretto da Giorgio C. Simonelli.

Questa prima collaborazione permette al duo di farsi conoscere e, un paio d’anni più tardi, arriva l’ingaggio per la sceneggiatura di due lungometraggi del “principe” Totò: “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi” (1960), per la regia di Mario Mattoli, e “Totòtruffa ’62” (1961), divenuto celebre per l’esilarante gag della Fontana di Trevi. Nello stesso anno ideano, affiancati dal regista Luciano Salce, il personaggio che decreterà la svolta della carriera di Ugo Tognazzi, che con “Il federale” si affranca dall’etichetta di comico tout court e palesa una maschera profondamente poliedrica.

La decisione di passare dietro la macchina da presa avviene una quindicina d’anni più tardi, quando i due lanciano come attore il cantante Adriano Celentano. “Il bisbetico domato” (1980), “Innamorato pazzo” (1981), “Segni particolari: bellissimo” (1983) sono soltanto alcune tra le tante pellicole che, oltre a portare il musicista sul grande schermo, consacrano Castellano & Pipolo come “artigiani” di un cinema che, se non può vantare successo di critica, conquista indubbiamente le simpatie del pubblico di massa.

Stessa sorte per la collaborazione con Renato Pozzetto, proveniente dal teatro di cabaret, che con titoli come “Mia moglie è una strega” (1980) e “Il ragazzo di campagna” (1984) si assicura una piena visibilità; i due registi, dal canto loro, si assicurano botteghini sold out. Da ricordare anche quello che è diventato a posteriori un caso di cinema trash, recuperato e osannato dai patiti del genere: si tratta del pluricitato “Attila, flagello di Dio”, con Diego Abatantuono nelle vesti del barbaro condottiero.

Dopo un’intensissima carriera, che lo vede firmare una ventina di regie e più di un centinaio di sceneggiature, Franco Castellano si spegne a Roma, il 28 dicembre 1999, per un cancro ai polmoni.


(Stefania Simonini)

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