
Già attore, produttore e regista, è oggi anche esordiente musicista; ha doti poliedriche, è l'idolo delle donne, ha dimostrato di avere il talento che serve per raccogliere l'eredità di
Clint Eastwood.
Kevin Costner nasce a Lynwood, in California, sotto il segno del capricorno il 18 gennaio del 1955. Tenta quasi per caso un corso di recitazione appena completati gli studi, e altrettanto casualmente incontra
Richard Burton che lo converte al cinema. Così parte per Los Angeles e, in
"Indiziato di assassinio" (diretto da
Howard Heard nel 1981), esordisce un irriconoscibile
Kevin Costner.
Inizia con una sfinente serie di primi accenni di traguardo, la lunga e produttiva carriera di uno degli attori più amati degli anni novanta.
Uno dei primi ruoli di spicco glielo offre
"Amore e morte al tavolo da gioco" (1983), una prima conferma la ottiene con il successo, nel 1985, di
"Fandango" di
Kevin Reynolds al festival di Venezia, ma è nello stesso anno che con
"Silverado" di
Lawrence Kasdan Kevin si lancia dal trampolino dell'affermazione. A voler raccontare quello che ormai è storia del cinema contemporaneo, Costner partecipò anche al capolavoro di
Lawrence Kasdan "Il grande freddo" del 1983, ma in sala montaggio tagli drastici avevano ridotto la sua parte ad alcune inquadrature dei piedi e dei polsi all'inizio del film.
Ad ogni modo, per Costner comincia così una longeva carriera: protagonista di oltre metà dei suoi film, con
"Revenge - Vendetta" (1990), per la regia di
Tony Scott, inizia a lavorare come produttore e nello stesso anno sceglie di avviarsi anche su un'altra strada:
"Balla coi lupi" nel 1990 decreta infatti l'esordio di
Kevin Costner alla regia. Il film vince sette premi Oscar, e le vedute coloniche e il punto di vista degli indiani d'America lo danno già vicino alla ricerca dei padri perseguita da
Eastwood.
Le fan lo rivedono, in un contesto più trasgressivo, nel documentario
"A letto con Madonna" del 1991.
Piovono Oscar sulla strada di Costner, nonostante le debolezze criticate nel 1991 in
"JFK - Un caso ancora aperto" di
Steven Spielberg, l'elegante interpretazione di
"Robin Hood principe dei ladri" dal regista di
"Fandango" e l'innamoramento facile ne
"La guardia del corpo" di
Mick Jackson.
Fino a
"Un mondo perfetto", film di
Clint Estwood che 1993 immortala il loro incontro: per il giovane attore è la migliore interpretazione della sua carriera dopo
"Balla coi lupi", per un ruolo che doveva originariamente andare a
Denzel Washington.
L'insuccesso però esiste anche per
Kevin Costner e arriva nel 1995 con un film,
"Waterworld", ambientato in un mondo sommerso dalle acque, e che risulta, ironicamente, un letterale buco nell'acqua all'apice della carriera di Costner, tra l'altro con spese di produzione mai viste prima.
Dopo aver reso spettacolare uno sport come il golf in
"Tin Cup" del 1996, Costner dirige nel 1997 il suo terzo lungometraggio,
"L'uomo del giorno dopo", che alla storia e ai valori dell'America lega le ambientazioni post apocalittiche di
"Waterworld" ma che è stato premiato ai
Razzie Awards come peggior film dell'anno.
Nel 1999 torna al successo dopo una serie di flop, con
"Le parole che non ti ho detto" di
Luis Mandoki e con
"Gioco d'amore" di
Sam Raimi, dando conferma a quella critica che lo vuole erede di Eastwood.
Ancora tre ruoli da protagonista per Costner, come nell'esuberante film (purtroppo punito da una lenta distribuzione internazionale) diretto da
Demian Lichtenstein "La rapina - 3000 Miles to Graceland", prima di tornare nel 2003 dietro la macchina da presa per il suo terzo lavoro:
"Terra di confine - Open Range". Di questo film,
Il Morandini fa notare
"La coerenza di Costner con sé stesso attore/regista". E aggiunge
Carlo Chatrian "E' un film che apre lo sguardo e il respiro". Anche
Luigi Garella su
Gli spietati.it,
"Costner ha innegabile talento e gusto nella composizione di inquadrature, soprattutto di paesaggio e dotate di grande profondità del percepibile oppure legate a brevi movimenti assiale della macchina da presa".
Kevin Costner ai primi del secolo è ormai un attore consumato, osannato per il suo fascino maturo, come in
"Litigi d'amore - The Upside of Anger" per la regia di
Mike Binder e in
"Vizi di famiglia" per la regia di
Rob Reiner. Sempre nel 2005 produce
"The Tortilla Curtain" di
Delaney Mossbacher.
Dopo
"The Guardian" diretto nel 2006 da
Ben Randall e il recente
"Mr. Brooks" di
Bruce A. Evans,
Kevin Costner ha imbracciato la chitarra elettrica e a messo su un band rock, esibendosi in Nuovo Messico nell'esecuzione della colonna sonora del suo prossimo film in preparazione. Una dote presa dal padre cinematografico
Clint Eastwood, e forse c'è da credere al detto, che l'alunno può superare il maestro.
(
Francesca Tortorella)