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Luciano Salce

N/A - Attore (14), Regista (17), Sceneggiatore (9)

photoAutore eclettico, regista, sceneggiatore e interprete: quarant’anni di comicità, tra televisione, teatro e cinema, di una delle voci protagoniste della commedia all’italiana.


Luciano Salce nasce a Roma il 19 settembre 1922. Frequenta dal 1942 al 1947 l’Accademia d’arte drammatica, diplomandosi in regia. Un’intensa attività teatrale lo porterà a calcare i palcoscenici italiani e parigini riscuotendo notevole successo grazie alle esibizioni del gruppo cabarettistico dei Tre Gobbi, accanto a Bonucci e Caprioli, nel noto locale “La Rose Rouge”.

Rientrato in Italia, all’esordio al cinema nella pellicola di Luigi Zampa “Un americano in vacanza” (1945), segue un nuovo periodo all’estero: l’attore Adolfo Celi, suo compagno d’Accademia, lo chiama in Brasile. Qui Salce prosegue l’esperienza attoriale alternando teatro e piccoli ruoli al cinema (“Angela”, 1952) per poi debuttare nella regia cinematografica (“Uma Pulga na Balança”, 1953 e “Floradas na Serra”, 1954).

Conclusa la parentesi brasiliana e rientrato in patria, dirige Ugo Tognazzi in “Il federale” (1961), film che dà il via ad una proficua collaborazione con gli sceneggiatori Castellano e Pipolo: a loro agio nel filone della commedia all’italiana, firmeranno, tra gli altri, “La voglia matta” (1962), “Le ore dell’amore” (1963), “Slalom” (1965), “Come imparai ad amare le donne” (1966).

Dopo aver adattato per il grande schermo l’opera di Natalia Ginzburg “Ti ho sposato per allegria” (1967), e diretto Alberto Sordi in “Il Prof. Dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con la mutua” (1969), gli anni Settanta sono segnati dall’incontro con il comico Paolo Villaggio. Da questo sodalizio nascerà il maggior successo del regista: l’indimenticabile impiegato maltrattato “Fantozzi” (1975), seguito da “Il secondo tragico Fantozzi” (1976).

Nel 1978 e 1979, i due tentano di ripetere l’exploit con i film “Professor Kranz tedesco di Germania” e “Rag. Arturo De Fanti, bancario precario”, non riscuotendo però il favore di critica e pubblico, come invece era accaduto nel 1975 grazie all’adattamento de “L’anatra all’arancia”, interpretato da Monica Vitti e Ugo Tognazzi (vincitori di due David di Donatello e un Nastro d’Argento). Nei primi anni Ottanta la sua attività si fa meno intensa: dopo “Vieni avanti cretino” (1982) problemi di salute lo costringono ad una pausa. Con “Vediamoci chiaro” (1984, con Johnny Dorelli e Eleonora Giorgi) e “Quelli del casco” (1987) firma i suoi ultimi lavori.

Si spegne a Roma il 17 dicembre 1989.


(Nicolò Gallio)

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