“Alcuni mi ritengono completamente pazzo perché tento sempre di uscire dal genere, tento di essere un terrorista del genere. Sto dentro, ma ogni tanto metto la bomba che tenta di deflagrare il genere” -
Lucio Fulci Lucio Fulci è stato uno dei più prolifici registi italiani di film “di genere” capace di destreggiarsi da un genere all’altro nel corso della sua quarantennale carriera, passando dalla commedia al thriller, al western fino all’horror di cui è considerato un Maestro.
Lucio Fulci nacque a Roma il 7 giugno 1927. Dopo una giovinezza travagliata e “ribelle” (i genitori lo cacciarono addirittura di casa) si iscrisse al
Centro Sperimentale di Cinematografia, laureandosi nel contempo in Medicina.
Iniziò a lavorare nel mondo del Cinema come assistente, per
“La terra trema”, di
Luchino Visconti (suo professore al
CSC a cui
Fulci, nel corso dell’esame finale, aveva fatto notare tutte le inquadrature “prese” da
Jean Renoir per realizzare
“Ossessione”) ed in seguito divenne co-sceneggiatore e aiuto-regista per alcuni film di
Totò, tra cui
“Totò a colori”,
“Totò all’inferno” ma anche per il film che consacrò
Alberto Sordi,
“Un americano a Roma”.
Il suo primo film da regista fu
“I ladri” con
Totò, nel 1959. L’anno successivo, insieme a
Piero Vivarelli, inventò il suo primo genere: il “musicarello”, una commedia scanzonata che dava modo ai maggiori idoli della canzone del tempo di esibirsi sul grande schermo. Firmò così
“I ragazzi del juke-box” e
“Urlatori alla sbarra”, che vedevano protagonisti
Mina,
Adriano Celentano (per il quale
Fulci scrisse i testi di “
24.000 baci” e “
Il tuo bacio è come un rock”),
Joe Sentieri,
Tony Dallara,
Fred Buscaglione e molti altri.
Sul set de
“Le massaggiatrici” Fulci conobbe il duo comico
Franco Franchi e
Ciccio Ingrassia che diresse in una dozzina di film per tutti gli anni ’60, realizzando le loro opere migliori, tra cui gli spassosi
“002 agenti segretissimi”,
“002 operazione luna” e
“Come svaligiammo la banca d’Italia”.
Dopo il “finto” sequel
“Operazione San Pietro”,
Lucio Fulci abbandonò (momentaneamente) la commedia per dedicarsi al thriller erotico con
“Una sull’altra” e
“Una lucertola dalla pelle di donna”, film molto audaci per l‘epoca che ebbero un buon consenso di pubblico oltre a diverse critiche positive.
Nel 1972 diresse
“All’onorevole piacciono le donne”, una spassosa commedia in cui
Lando Buzzanca impersonava un ministro democristiano sporcaccione, molto simile all’onorevole
Colombo (allora potentissimo): il film fu massacrato dalla censura ma la leggenda vuole che fu visto in anteprima da tutta la nomenklatura DC e
Andreotti e
Fanfani si divertirono un sacco.
Nello stesso anno firmò il suo primo capolavoro,
“Non si sevizia un paperino”, un inquietante e morboso thriller ambientato in un paesino dell’Italia meridionale nel quale un serial killer fa strage di bambini. La popolazione finirà per scagliarsi contro una “maciara” (
Florinda Bolkan) massacrandola, ma il colpevole sarà infine scoperto in un finale inaspettato.
Dimostrando la sua indubbia poliedricità,
Lucio Fulci passò poi al western, dirigendo
“Zanna Bianca”, film “per famiglie” che, sebbene avesse poco a che fare con il romanzo di
Jack London, ottenne uno straordinario successo tanto da far esplodere, come disse lo stesso
Fulci, una vera e propria “Zannabiancamania” con diversi film - protagonista l’eroico cane lupo - realizzati in pochi anni.
Fulci diresse anche il sequel
“Il ritorno di Zanna Bianca”. Celebri i battibecchi con il protagonista
Franco Nero: pare che Fulci abbia detto una volta alla troupe “
Io sono pronto a girare: chiamate l’attore cane e il cane attore!”
Dopo il sanguinoso western
“I quattro dell’Apocalisse” tornò su toni più leggeri dirigendo
Edwige Fenech in un doppio ruolo nella commedia sexy
“La pretora”, celebre perché contiene il suo primo “nudo integrale”.
Nel 1977 realizzò forse il suo film più riuscito e compatto,
“Sette note in nero”: una donna (
Jennifer O’Neill) è tormentata da un’angosciosa visione di morte ed inizia ad indagare, scoprendo man mano inquietanti verità. Un giallo raffinato che non risparmia momenti truculenti, ma dosati alla perfezione.
Il 1978 fu per
Lucio Fulci l'anno in cui incontrò il genere cinematografico per il quale sarà principalmente ricordato: l’horror. In
“Zombi 2”, finto sequel del film di
Romero,
Fulci esasperò fino al limite la violenza, il sadismo e la crudeltà, inserendo macabre scene sanguinolente che puntano decisamente verso lo “splatter”, come mai si era tentato prima: celebre la scena in cui una punta di legno trafigge in primo piano l’occhio della protagonista (un trucco realizzato dall’abile
Giannetto de Rossi), diventata così famosa tanto da essere citata anche da
Quentin Tarantino (grande estimatore di
Fulci) in “
Kill Bill - volume 2”.
Violenza e sadismo tornano anche nel noir
“Luca il contrabbandiere”, con
Fabio Testi: in questa storia di camorra
Fulci inserì scene apertamente splatter quali un colpo di pistola che sfonda il volto e squarcia la gola, una brutale scena di stupro e una donna torturata con la fiamma ossidrica!
Gli zombi tornano invece in
“Paura nella città dei morti viventi”, un film talmente violento e impressionante che in Germania fu messo al bando e uscì solo dopo pesanti censure. I morti viventi compaiono anche, insieme ad altre “mostruosità”, in
“...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà”, considerata una delle opere più complesse di
Fulci, ricca di sequenze splatter ma anche di scene oniriche come il finale in cui i protagonisti si ritrovano dentro l’immagine di un quadro.
Dopo la malattia che nel 1984 lo costrinse ad abbandonare il set per due anni,
Fulci ritornò in varie produzioni horror, ma questi film, girati con budget ridottissimi (come ad esempio
“Zombi 3”), mostrano solo pallide tracce della maestria del regista: tra questi occorre citare
“Un gatto nel cervello”, in cui lo stesso
Fulci è protagonista nei panni di un regista tormentato da incubi e allucinazioni che hanno come fulcro le proprie terribili uccisioni cinematografiche, e il suo ultimo film,
“Le porte del silenzio”, amara parabola sulla morte interpreta da
John Savage.
Lucio Fulci, uno dei grandi mestieranti del nostro cinema, nella tradizione dei
Bava e dei
Leone assai più stimato all’estero che in patria, morì per le conseguenze del diabete il 23 marzo 1996.
(
Aldo E. Castellani)