
Pregevole artigiano della
commedia all'italiana, prolifico regista e sceneggiatore (scrisse la maggior parte dei propri film, oltre ad alcuni romanzi),
Luigi Zampa nacque a Roma il 2 Gennaio 1905. Figlio di un ferroviere, quand'era ancora uno studente universitario scrisse alcune commedie che furono rappresentate tra il 1930 e il '32, prima di iscriversi al
Centro sperimentale di cinematografia dove si diplomò in regia nel 1935.
Dopo aver collaborato ad alcune sceneggiature (per registi come
Soldati,
Bragaglia e
Camerini), esordì dietro la macchina da presa nel 1941 col
giallo "
L'attore scomparso", cui seguirono nel '42 il
picaresco "
Fra' Diavolo", il
sentimentale "
Signorinette" e la commedia "
C'è sempre un ma!", che però non ottennero riscontri significativi né al botteghino né presso la critica; miglior fortuna non ebbe nemmeno con "
L'abito nero da sposa", girato tra il '43 e il '44 nel travagliato periodo della Liberazione.
Nel 1945 si fece notare con la commedia "
Un americano in vacanza" e l'anno dopo ottenne il suo primo grande successo con "
Vivere in pace", un
dramma ambientato in uno sperduto villaggio umbro durante l'occupazione tedesca. Accostato alle grandi opere del
Neorealismo, in realtà il film se ne distaccava per una certa propensione alla satira di costume e ad uno sguardo pungente e ironico sulla società italiana.
Questi aspetti si fecero più evidenti ne "
L'onorevole Angelina" (1947), in cui una memorabile
Anna Magnani capitanava le donne di una borgata romana nella lotta alla borsa nera e alla speculazione edilizia. In quello stesso anno iniziò a collaborare con lo scrittore
Vitaliano Brancati, cui lo accomunava - come accennato - la tendenza ad una resa acre e sarcastica del diffuso malcostume sociale, una forte indignazione per i misfatti della classe dirigente ed un moralismo insofferente alle ipocrisie ed ai "mezzucci" spesso alla base del successo e della rispettabilità borghese.
Il primo frutto di questo sodalizio fu il notevole "
Anni difficili"(1948): tratto da un romanzo dello scrittore siracusano, è la storia di un impiegato municipale siciliano che viene costretto dal sindaco del suo paese ad iscriversi al partito fascista per non perdere il posto, salvo essere licenziato - dopo la caduta del regime - dal sindaco stesso (rimasto in carica con subdolo trasformismo politico). Il film scatenò roventi polemiche e fu pesantemente attaccato dalla stampa di destra, che arrivò a chiederne il sequestro per diffamazione della patria.
Nel '52
Zampa diresse una delle sue opere migliori, "
Processo alla città", un dramma giudiziario - ispirato ad un processo di camorra tenutosi a Napoli nel 1905 - "
in cui le istanze civili e morali del neorealismo s'innestano sul robusto tronco di un melodramma popolare attento alla lezione del cinema americano d'azione" (
Morando Morandini).
L'anno seguente tornò a lavorare con
Brancati in "
Anni facili", sulla corruzione della burocrazia statale e l'impunibilità della classe politica italiana: oggetto di nuove aspre polemiche (e anche di una querela da parte di un maresciallo), la pellicola subì le forbici della censura e ne fu vietata l'esportazione.
Nel '54 uscì l'ultimo film della coppia (
Brancati morì quello stesso anno), "
L'arte di arrangiarsi", agra disamina di quella gretta mentalità assai diffusa nell'italiano medio - qui superbamente incarnato da
Alberto Sordi - che fa dell'arrivismo sociale, mendace e opportunista, l'unico modello di condotta da seguire.
Nel prosieguo della sua feconda carriera, conclusasi nel '79 col piccante film a episodi "
Letti selvaggi" (girato una decina d'anni prima della morte, avvenuta il 16 Agosto 1991),
Zampa continuò ad alternare sapide satire di costume ("
Il vigile", "
Anni ruggenti", "
Una questione d'onore", "
Il medico della mutua") ad opere di amara denuncia politica e sociale ("
Il magistrato", "
Bisturi, la mafia bianca", "
Gente di rispetto"), dirigendo gli attori più acclamati del periodo (da
Sordi a
Tognazzi, dalla
Cardinale alla
Vitti).
(
Andrea Diamante)