
Figlio del celebre
Dino Risi, apprezzato regista di alcuni classici della commedia italiana come
"Il sorpasso", la saga
"Pane amore e…" e
"Poveri ma belli",
Marco Risi ha saputo nel tempo affrancarsi dall'etichetta di "figlio d’arte" affermandosi nel mondo del cinema grazie a titoli apprezzati e a grandi successi di botteghino e di critica, come
"Mery per sempre" e
"Ragazzi fuori".
Marco Risi è nato a Milano il 4 giugno del 1951. Iscrittosi alla facoltà di filosofia abbandona presto gli studi per seguire la strada intrapresa dal padre e dedicarsi alla regia. Il suo esordio nel cinema avviene in famiglia: prima è assistente dello zio
Nelo Risi nel film
"Una stagione all’inferno"; poi, tra le varie collaborazioni, scrive sceneggiature per i film diretti dal padre, come
"Caro papà" (1979) e
"Sono fotogenico" (1980).
Nel 1982 esordisce dietro la macchina da presa con la commedia
"Vado a vivere da solo" (con
Jerry Calà): una pellicola basata sul carisma dell'attore comico, fossilizzato nel ruolo dell'eterno ragazzo. Si affida sempre a Calà per i due film successivi,
"Un ragazzo e una ragazza" e
"Colpo di fulmine", altri due lavori incentrati sul mondo dei trentenni in crisi. Una sorta di riscaldamento prima del cinema impegnato al quale Risi inizierà a dedicarsi a partire dal 1987. Intanto nel 1985 al Festival di Spoleto debutta come regista teatrale con
"Il sassofono" tratto da un'opera di
Patrick Süskind.
Il regista milanese si allontana dalla commedia giovanile per pellicole più realistiche e drammatiche a partire da
"Soldati – 365 giorni all’alba", una vivida rappresentazione del servizio di leva in Italia, interpretato da
Massimo Dapporto e
Claudio Amendola . Un film molto curato nella trama, nelle ambientazioni e nella psicologia dei personaggi che segna una svolta importante nella carriera del regista. Avvicinandosi alla rabbia e al disagio giovanile, Risi gira poi due pellicole interpretate da un gruppo di ragazzi palermitani non professionisti:
"Mery per sempre" (1989) e
"Ragazzi fuori" (1990). I due film, l’uno il seguito naturale dell’altro, raccontano la vita dei ragazzi del carcere minorile Malaspina di Palermo prima dentro e poi fuori dalle mura della prigione, alle prese con un difficile tentativo di tornare ad una vita normale.
Queste due pellicole, in cui gli attori sono quasi tutti presi dalla strada e parlano in un dialetto a volte difficile da interpretare, mostrano la violenza in tutta la sua crudezza e valgono al regista la fama di autore neorealista. La bravura di Risi viene riconosciuta nella capacità di proporre situazioni scabrose e crude senza eccedere grazie alla sua una misurata sensibilità:
"Mery per sempre" vince il
Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Montreal, l'
Efebo d'Oro e il
Premio Giuseppe Fava del Sindacato dei giornalisti, mentre l'anno successivo
"Ragazzi fuori" vince il
premio Osella per la migliore fotografia al Festival di Venezia, il
David di Donatello per la miglior regia e il
Ciak d'Oro per l'interpretazione di tutto il cast. Una valanga di riconoscimenti che conquistano a Risi una posizione di riguardo nel firmamento del cinema non solo italiano ma internazionale.
Nel 1991 è la volta della denuncia contro il sistema giudiziario italiano con
"Muro di gomma", un film-inchiesta presentato in concorso al Festival di Venezia che racconta la tragedia di Ustica. Nello stesso anno il regista fonda insieme a
Maurizio Tedesco la società di produzione
Sorpasso Film con la quale produce
“Mille bolle blu” (1992) di
Leone Pompucci, premiato al Festival del Cinema di Venezia e di Stoccolma, e
“Le buttane” (1994) di
Aurelio Grimaldi.
Dopo la parentesi comica di
"Nel continente nero" con
Diego Abatantuono, il regista milanese torna a dedicarsi ai temi sociali e all'attualità più scomoda con
"Il branco”, pellicola del 1994 tratta dall'omonimo romanzo di
Andrea Carraro e incentrata sulla vicenda dello stupro di due turiste tedesche ad opera di un gruppo di adolescenti della provincia romana. Il film suscita interesse ma anche moltissime polemiche per la rappresentazione della violenza da molti giudicata eccessivamente gratuita. Il percorso di
Marco Risi attraverso i problemi dell'Italia prosegue nel 1996 col documentario dedicato allo sfruttamento del lavoro minorile
"Bambini al lavoro”.
Nel 1998 il regista porta sul grande schermo ”
L’ultimo capodanno", tratto da un racconto di
Niccolò Ammaniti, un insuccesso tale da essere ritirato dalle sale dopo una sola settimana e riproposto un anno dopo accorciato e rimontato, ma sempre con lo stesso esito. Dopo tre anni, nel 2001,
Risi torna alla regia con
"Tre mogli", riuscita commedia interpretata tra gli altri da
Francesca D’Aloja, moglie del regista.
L’ultimo lavoro è del 2007, una coproduzione tra Spagna e Argentina: si tratta del film biografico
"Maradona - La mano de dios", pellicola che fa rivivere la vita travagliata del "Pibe de oro"
Diego Armando Maradona partendo dalla nascita nella miseria di Buenos Aires, passando dalla stagione dei successi e dei trionfi fino alla tragica caduta nel tunnel della droga.
(
Elena Olivari)