
Regista e sceneggiatore milanese, segue con passione e partecipazione le vicende studentesche e politiche degli anni ’60 e ’70. Esordisce collaborando con Roberto Faenza per “Forza Italia”, ritratto spietato della Prima Repubblica non a caso a lungo censurato. Si occupa di cinema d’inchiesta, sempre attento ai cambiamenti sociali. Diventa noto al grande pubblico con “I cento passi” e soprattutto con “La meglio gioventù”, che riesce a condensare in una densa e drammatica narrazione corale la storia italiana dal secondo dopoguerra ai giorni nostri.
Marco Tullio Giordana nasce a Milano il 1 ottobre 1950. Durante gli anni della contestazione giovanile, Giordana partecipa attivamente alle esperienze studentesche e si avvicina contemporaneamente al mondo del cinema, anche se il suo debutto avviene come aiutante di Roberto Faenza per il dimenticato – quanto censurato – “Forza Italia” del 1977. Due anni dopo firma il suo primo lungometraggio, “Maledetti, vi amerò”, che viene presentato a Cannes e vince il Pardo d’oro a Locarno.
Nel 1980, sempre continuando ad analizzare i cambiamenti provocati nella società italiana dal fenomeno del terrorismo, dirige “La caduta degli angeli ribelli”, per il quale Virna Lisi riceve un Nastro d’argento. Dopo aver firmato la sceneggiatura di “Car crash” per Antonio Margheriti, si dedica al documentario musicale con “Young person’s guide to the orchestra”, tratto da Benjamin Britten. Successivamente adatta per il piccolo schermo il romanzo di Carlo Castellaneta “Notti e nebbie”, dove il protagonista è sempre un reduce di battaglie politiche, questa volta però appartenente alla Repubblica sociale di Salò.
Giordana è sempre attratto dalla cronaca e dai mutamenti sociali, dirige un documentario sulla tragedia dello stadio Heysel, “Appuntamento a Liverpool”, dove perdono la vita 39 tifosi italiani che volevano seguire la finale di Coppa dei Campioni, poi è la volta di numerose altre regie per la televisione e per il teatro. Nel 1990 cura “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste, nel 1997 è la volta di “Morte di Galeazzo Ciano”, un testo di Enzo Siciliano messo in scena al Teatro Carignano di Torino.
Nel 1995, intanto, torna al film-documentario d’inchiesta con “Pasolini, un delitto italiano”, che ha se non altro il merito di riaccendere la discussione intorno all’uccisione del poeta e regista avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite. Anche il film successivo, “I cento passi”, è un atto d’accusa. Uno straordinario Luigi Lo Cascio interpreta Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978 per ordine del boss Gaetano Badalamenti, omicidio per lungo tempo non riconosciuto dalle stesse autorità inquirenti e coperto dal silenzio. Il film vince il Nastro d’argento per la migliore sceneggiatura e all’attore, al suo esordio cinematografico, va un meritatissimo David di Donatello.
Il 2003 è l’anno di un grandissimo successo di pubblico e critica. Realizza per la televisione il film “La meglio gioventù”, che ripercorre attraverso la vita di una famiglia, tutti i principali fatti di cronaca e i mutamenti della società italiana dai primi anni ’60 ai giorni nostri. Il cast comprende una serie di giovani attori emergenti come Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Fabrizio Gifuni, Maya Sansa e Jasmine Trinca.
Cannes premia la pellicola con la vittoria nella categoria Un Certain Regard, mentre Giordana vince il David di Donatello per il miglior film e come miglior regista. Grazie al successo di critica, il film esce nelle sale e ottiene una lunghissima ondata di consensi.
Nel 2005 torna a Cannes con “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, ma non riesce a bissare il successo della pellicola precedente.
Nel 2007 gira “Sangue pazzo” con Monica Bellucci, Luca Zingaretti e Alessio Boni, presentato fuori concorso a Cannes e con ogni probabilità nelle sale italiane entro la fine del 2008.
(
Martino Corazza)