
Autore di numerose pellicole spesso disdegnate dalla critica ma capaci di riscuotere sempre ampi consensi da parte del pubblico,
Mario Mattoli è stato uno dei registi e sceneggiatori italiani più popolari della sua epoca.
Nato il 30 novembre 1898 a Tolentino, cittadina di 20mila anime situata nelle Marche in provincia di Macerata,
Mario Mattoli intraprende la carriera di regista per un susseguirsi di fortunate coincidenze. Dopo gli studi e la laurea in giurisprudenza, comincia a lavorare per gli impresari
Suvini e
Zerboni. A partire dal 1924 diventa loro segretario e pian piano inizia a entrare sempre di più nel mondo di attori, agenti e artisti. Nel 1927 fonda con l'impresario
Luciano Ramo la
Spettacoli Za-bum, che, nata dall'intuizione di far partecipare agli spettacoli di rivista gli attori di prosa, diventa assai celebre nel giro di pochi anni.
Mattoli stesso, a partire dal 1929 e fino al 1934, si occupa di tutto: allestisce, organizza e dirige. La
Spettacoli Za-bum, che si occupa essenzialmente di teatro ma produce anche dei film, può vantare di aver lanciato grandi nomi passati con successo dalla rivista al cinema, come
Vittorio de Sica.
L’esordio di
Mattoli alla regia arriva per una fortuita coincidenza: improvvisamente indispostosi
Carlo Ludovico Bragaglia, davanti alla necessità di trovare un regista nel minor tempo possibile,
Mattoli si fa avanti e dirige
“Tempo massimo” (1934), una commedia brillante interpretata da
Vittorio De Sica.
A partire da quella prima esperienza
Mattoli, molto spesso sceneggiatore dei suoi film, firma in 32 anni di carriera sviluppatasi dal 1934 fino al 1966 ben 84 lungometraggi, spaziando dal registro comico al dramma passionale passando per il film mitologico e per la fantascienza. All'interno della varietà dei generi toccati, quello nel quale il regista riesce ad esprimersi meglio è la commedia, dove realizza i suoi lavori più apprezzati.
La fortuna delle sue pellicole di maggiore successo si basa soprattutto sul talento e sulla personalità di due grandi attori italiani,
Erminio Macario prima (
“Imputato alzatevi!”, 1939;
“Lo vedi come sei?”, 1939;
“Non me lo dire!”, 1940;
“Il pirata sono io!”, 1940) e
Totò poi (
“Fifa e arena”, 1948;
“Totòtarzan”, 1950;
“Totò sceicco”, 1950;
“Miseria e nobiltà”, 1954;
“Signori si nasce”, 1960;
“Totò al giro d'Italia”, 1948;
“Totò terzo uomo”, 1951;
“Un turco napoletano”, 1953;
“Totò cerca pace”, 1954;
“Totò, Peppino e le fanatiche”, 1958;
“Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi”, 1960). Grazie alle sue grandi intuizioni e al suo talento cinematografico,
Mario Mattoli regala al cinema italiano tantissimi capolavori della comicità, tra cui soprattutto i numerosi film girati con
Totò, di cui alcuni come in particolare
“Miseria e nobiltà” o
“Un turco napoletano” sono oggi considerati dei classici del cinema italiano.
Sotto la sigla “I film che parlano al vostro cuore",
Mattoli realizza negli anni '40 una serie di pellicole ispirate al cinema francese, come
“Luci nelle tenebre” (1941),
“Catene invisibili” (1942),
“Stasera niente di nuovo” (1942) e
“Labbra serrate” (1942).
Mattoli non si preoccupa mai di passare per un regista commerciale e si disinteressa completamente dei giudizi e degli attacchi della critica. La critica lo bersaglia a lungo e, nonostante i tanti successi di pubblico, non riceve premi significativi. Il regista stesso, capace di grande autoironia, si definisce un regista privo di formazione e di talento, ma sempre capace di cospicui incassi al botteghino:
“Sono un uomo di spettacolo che ha fatto tante cose nel mondo dello spettacolo, e credo di aver fatto anche delle cose interessanti. Non ho mai avuto un riconoscimento, mai un premio, nessuno mi ha mai detto che sono bravo. Noi, noi tutti che facciamo spettacolo, facciamo una cosa molto interessante, perché divagare la gente e soprattutto farla divertire è una specie di servizio sociale. Credo che far piangere sia facilissimo, è un po’ da cretini. Si prenda un bambino con la mamma vicina, la gente si commuove e dice: povero bambino, povera mamma. Invece far ridere è estremamente difficile. Modestamente credo di aver fatto ridere molta gente perché ho dei meriti, anche se i critici non l’hanno mai riconosciuto. Ma in fondo sono contento di non aver avuto mai amici tra i critici. Io sono un uomo di spettacolo commerciale. Trovo che il rapporto giusto è quello tra la spesa e l’incasso, e nei pezzi dei critici non vedo mai vicino al titolo quanto è costato il film, quanti metri sono stati girati, e quanto ha incassato: mentre questo è un elemento importante.” Per quanto incentrata sul cinema, la carriera di
Mattoli si interseca anche con il mondo della televisione con
Za-bum del 1964 e
Za-bum n.2 dell'anno seguente.
Il regista muore a Roma il 26 febbraio 1980, all’età di 82 anni.
(
Elena Olivari)