Una delle ragioni principali per la quale prediligo girare documentari è questa. C’è una maggiore sensazione di stare creando qualcosa, più partecipazione della mia anima in questi che nei film, perché io non scrivo i film che dirigo -
Michael AptedRegista e produttore inglese, ha iniziato la sua carriera ricoprendo diversi ruoli per la televisione, fino a creare il famoso documentario “7 Up” che viene considerato, non solo una grande innovazione nella storia del cinema, ma un autentico punto di riferimento per la nascita dei moderni reality-show. Grazie al successo approda al cinema: tra i suoi titoli più famosi “Gorky Park”, “Nell”, “Gorilla nella nebbia”, “Chiamami aquila” e “La ragazza di Nashville”. La sua grande passione rimangono però i documentari, genere nel quale riesce ad esprimere al meglio la propria creatività.
Michael Apted nasce ad Aylesbury, nel Buckinghamshire, il 10 febbraio del 1941. La sua è una tipica famiglia della “middle-class” inglese, suo padre lavora infatti come impiegato presso un’agenzia assicurativa. Ciò non gli impedisce, ad ogni modo, di compiere un’ottima formazione: studia dapprima alla City of London School, quindi al Downing College per entrare successivamente alla rinomata Cambridge University dove si specializza in diritto e storia.
Inizia la sua carriera in televisione, vincendo uno stage di sei mesi presso la prestigiosa emittente Granada Television di Manchester, nel 1963. Resterà con loro per i successivi sette anni passando in breve tempo da ricercatore a responsabile di produzione e regista, lavorando ad oltre cinquanta produzioni di tutti i generi, fatto che forma in lui una spiccata poliedricità.
Si specializza nel documentario, ambito nel quale porta avanti uno degli esperimenti più innovativi, riusciti e premiati della storia della televisione: “7 Up” prende un campione di bambini inglesi che abbiano appunto compiuto sette anni, intervistandoli e descrivendone le vite per sottolineare le disparità sociali ed economiche prodotte dai differenti retroterra culturali e familiari.
L’esperimento viene definito dal critico Roger Ebert come
“il più avvincente documentario a lunga distanza nella storia dei film”. Apted decide, infatti, di monitorare gli stessi protagonisti ad una distanza fissa di sette anni, creando “14 Up” nel 1970, “21 Up” nel 1977 e così via, fino all’ultimo “49 Up” del 2005. Il successo del programma è entusiasmante, tanto che se ne produrranno diversi “spin-off”, primo fra tutti quello statunitense, seguito poi da Russia, Giappone, Sud Africa e Germania. L’ispirazione per il progetto deriva, pare, dalla massima dei Gesuiti che recita:
“Date a me il bambino da quando ha sette anni e io vi darò l’uomo”.
Grazie al buon esito delle sue realizzazioni, Apted decide di diventare freelance e di lasciare la Granada Television. Lavora a diversi progetti con la BBC ed esordisce al cinema con “Tripla eco” (“The Triple Echo”) che, pur non essendo un successo commerciale, lo segnala come regista di buone capacità, tanto da farlo scegliere per la realizzazione del successivo “Stardust”.
Il film con il quale diventa famoso, però, arriva solo nel 1980 e si tratta de “La ragazza di Nashville” (“Coal Miner’s Daughter”). Apted si trovava già negli Stati Uniti per realizzare “BAM”, progetto che naufragò prima di vedere la luce, quando gli viene offerta la direzione di questa pellicola biografica sulla cantante country Loretta Lynn. L’opera è un grande successo di critica e di pubblico, tanto da ricevere sette nomination agli Academy Award e portare alla vittoria Sissy Spacek in qualità di migliore attrice.
Apted riceve numerose proposte: dirigerà uno degli ultimi film di John Belushi, “Chiamami aquila” (“Continental Divide”) e il famosissimo “Gorky Park”, che ne accresce ulteriormente la fama. Con i successivi “Gorilla nella nebbia” (“Gorillas in the Mist”) e “Conflitto di classe” (“Class Action”), si chiudono gli anni ’80, aprendo per il regista inglese nuove prospettive, legate principalmente alle vecchie passioni.
Apted si divide, da questo momento in poi, tra la California e il Regno Unito. Continua a prediligere il genere documentaristico e a collaborare sia con la televisione inglese che con quella americana. Da ricordare, nel 1985, è la lavorazione di “Bring on the night – Vivi la notte” (“Bring on the Night”), in cui segue tutta la lavorazione del primo album da solista di Sting ed il successivo concerto. Il documentario riceverà un Grammy Award come miglior film musicale.
Nel 1989 dirige il documentario “The Long Way Home”, nel quale racconta la storia di Boris Grebenshikov, primo musicista sovietico autorizzato ad incidere un disco in Occidente. Il successivo “Incidente a Orlala” (“Incident at Orlala”) – coprodotto e narrato da Robert Redford – racconta invece la lavorazione del film “Cuore di tuono” (“Thunderheart”), girato nel 1992 in una riserva Sioux del South Dakota, e la lotta per i diritti dei nativi americani condotta dall’attivista Leonard Peltier.
Anche il successivo “Moving the Mountain”, del 1994, affronta con coraggio il tema dei diritti umani, avendo come soggetto la Cina e la repressione dei circoli pro-democrazia interni al gigante asiatico.
Dirige anche grandi produzioni, come il diciannovesimo capitolo della saga di James Bond, “Agente 007 – Il mondo non basta” (“The World Is Not Enough”) e un adattamento del romanzo di Robert Harris ambientato durante la Seconda guerra mondiale, “Enigma”, nel 2001.
Nel 2002 concepisce una nuova serie di documentari strutturati sulla stessa base di “7 Up”, chiamati questa volta “Married in America”. I protagonisti sono giovani coppie di sposi da intervistare, però, a distanza di dieci anni. Nel 2005 torna a dirigere episodi per la televisione con la mini-serie “Roma” (“Rome”). La fiction suscita notevole interesse in tutto il mondo ma anche molte critiche per la violenza delle immagini e le esplicite scene di sesso.
Contemporaneamente viene rieletto presidente della Directors Guild of America, carica alquanto prestigiosa. Nel 2006 produce “Amazing Grace”, un film sulla tratta degli schiavi nell’Inghilterra del XIX secolo che viene premiato al Toronto Film Festival. Lo stesso anno, insieme a Pat O’Connor, è scelto come regista ufficiale della finale dei mondiali di calcio di Germania: “La grande finale” (“Goal!”) è uscita nel 2008 in una nuova versione “Goal! 3”. Le indiscrezioni, oramai confermate, lo accreditano come il prossimo regista del terzo episodio de “Le Cronache di Narnia”, intitolato “Il viaggio del veliero” (“The Voyage of the Dawn Treader”), previsto, però, per il 2009.
(Martino Corazza
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