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Nanni Loy

Giovanni Loy - Attore (3), Regista (12), Sceneggiatore (10)

photo“Scusi, posso fare la zuppetta?” – dalla trasmissione tv “Specchio segreto”.


Nanni Loy, che il grande pubblico ricorda come inventore delle “Candid Camera” nella serie “Specchio segreto” (1965), è stato un regista e un attore di cinema e teatro, con un percorso ben tracciato all’insegna della denuncia. Denuncia che Loy conduce all’insegna di una leggerezza inconfondibile, dettata da un atteggiamento umoristico unito a un compassione per la realtà, ed in particolare per le classi popolari, che ritrae sia nelle prime prove cinematografiche, ispirate alla guerra, che nei seguenti drammi più vicini alla commedia all’italiana.


Giovanni Loy, nato a Cagliari il 23 ottobre 1925, si diploma a Roma presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, mentre assiste alla regia Luigi Zampa. L’esordio dietro la macchina da presa è a 32 anni, con “Parola di ladro” (1956), co-diretto con Gianni Puccini: un giallo ambientato nel dopoguerra. La prima regia come unico autore è con “L’audace colpo dei soliti ignoti” (1959), che si rifà evidentemente a “I soliti ignoti” di Mario Monicelli, uscito l’anno precedente.

A partire dal 1961 Loy si dedica a temi più impegnativi: negli anni del boom economico e della ripresa, con “Un giorno da leoni” (1961) e “Le quattro giornate di Napoli” (1962) abbiamo un ritorno all’Italia della guerra e delle difficoltà delle classi più disagiate. Ma non c’è retorica, c’è solo completa comprensione e stile realistico.

Prima di dedicarsi alle commedie, Loy si prende due anni di pausa dal grande schermo per approdare alla televisione con “Specchio segreto”, la prima candid camera tv italiana, conquistando il grande pubblico.

Nel 1965 torna dietro la macchina da presa, dedicandosi stavolta alle commedie – ma sempre con una manifesta vocazione a descrivere situazioni sociali difficoltose. “Made in Italy” (1965) segna anche l’inizio di una collaborazione con Nino Manfredi, che ritroviamo anche ne “Il padre di famiglia” (1967), “Rosolino Paternò, soldato” (1970) e “Cafè express” (1980). In “Detenuto in attesa di giudizio” (1971) denuncia il sistema giudiziario italiano, mentre in ”Sistemo l’America” (1973) si occupa del razzismo negli Stati Uniti: sono queste le due vere opere di denuncia sociale di Loy.

Seguono, fra i più noti, “Testa o croce” (1983), “Mi manda Picone” (1984, con Giancarlo Giannini e Lina Sastri) e “Pacco, doppiopacco e contropaccotto” (1993).

Nanni Loy muore a Fregene il 21 agosto 1995, a causa di un ictus cerebrale.


(Davide Daghia)

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