La vita è un dono meraviglioso! Vi assicuro che morire sarà l'ultima cosa che farò! -
Roberto BenigniComicità prorompente e dissacrante, carattere esuberante e gioioso, Roberto Remigio Benigni è un attore, comico, regista e sceneggiatore italiano, consacrato alla fama cinematografica mondiale nel 1997 con il film “La vita è bella” e arrivato 10 anni dopo alla candidatura al Premio Nobel per la letteratura per l'opera divulgativa sulla Divina Commedia di Dante Alighieri.
Nato a Castiglion Fiorentino il 27 ottobre 1952 da una famiglia di contadini e quarto figlio dopo 3 sorelle, Roberto si trasferisce nel 1958 a Vergaio in provincia di Prato. Dopo un breve periodo in un seminario, abbandonato in seguito all'alluvione del 4 novembre 1966, si iscrive in un istituto tecnico commerciale. Dopo alcune esperienze da cantante e musicista, esordisce nel 1972 con lo spettacolo “Il re nudo” di Eugenij Schwarz. Lo stesso anno si trasferisce a Roma e lavora per tre anni con la compagnia Beat '72. Nel 1975 avviene un incontro che dà una svolta alla sua vita professionale: Giuseppe Bertolucci scrive per lui il monologo “Cioni Mario di Gaspare fu Giulia”, che guadagna al giovane attore un notevole successo soprattutto grazie alla sua travolgente simpatia e irruenza verbale.
Il personaggio di Cioni, nonostante il successo di pubblico, attira all’attore toscano anche critiche e censure, anche quando il monologo viene trasformato prima in due serie televisive, “Onda libera” e “Vita da Cioni”, infine, nel 1977, in un film diretto e sceneggiato dallo stesso Giuseppe Bertolucci: “Berlinguer ti voglio bene”, una pellicola che prima di affermarsi come cult deve scontrarsi con numerose critiche. Nello stesso periodo Benigni dà prova pubblicamente della sua poi distintiva irruenza: a una manifestazione del Partito Comunista Italiano prende in braccio il leader Enrico Berlinguer, conosciuto per la sua serietà e compostezza.
Nel 1978 partecipa al programma tv di Renzo Arbore “L'altra domenica”, dove mette in scena un improbabile critico cinematografico. Prosegue anche l'attività cinematografica, soprattutto in ruoli secondari: Bernardo Bertolucci lo dirige in “La luna” (1979), Luigi Zampa in “Letti selvaggi” (1979) e Costantin Costa-Gavras nel suo primo film straniero “Chiaro di donna” (1979). L’unico ruolo da protagonista gli viene offerto in quel periodo da Marco Ferreri in “Chiedo asilo” (1980). Un altro dei suoi celebri gesti plateali scandalizza il pubblico durante il Festival di Sanremo del 1980: Benigni bacia in diretta televisiva e appassionatamente la conduttrice Olimpia Carlisi, e si rivolge a Papa Giovanni Paolo II con l'irriverente ma affettuoso epiteto Wojtilaccio. Negli anni seguenti lavora ancora con Arbore, questa volta al cinema: “Il Pap'occhio” (1980) e “FF.SS.” (1983).
Nel 1983 debutta come regista con “Tu mi turbi”, durante le riprese del quale conosce l'attrice Nicoletta Braschi. La relazione tra i due sfocia 8 anni dopo nel matrimonio, il 26 dicembre 1991: da quel momento l'attrice sarà la musa del regista, presente in tutti le pellicole girate da quest’ultimo e sempre nella parte della sua innamorata.
Nel 1984 il secondo film ottiene un grandissimo successo al botteghino prima e di cassetta poi: si tratta di “Non ci resta che piangere”, scritto, diretto ed interpretato con Massimo Troisi. La storia è quella di due uomini che tornano indietro nel tempo fino all'Italia rinascimentale, tra le prediche del Savonarola e le invenzioni di Leonardo Da Vinci: il segreto del film è la complementare comicità dei due attori, grandi amici anche nella vita.
Con il regista Jim Jarmusch arrivano le prime esperienze cinematografiche negli Stati Uniti: “Daunbailò” (1986), dove recita nella parte di un italiano evaso da un carcere di New Orleans, che gli farà guadagnare il suo primo Nastro d'Argento come miglior attore; il secondo è uno degli episodi di “Coffee and Cigarettes” (1987) – che uscirà in versione ampliata nel 2004 - e il terzo è “Taxista di notte” (1991). Due anni dopo lavora con Blake Edwards nel nuovo film della serie della Pantera Rosa “Il figlio della Pantera Rosa”, dove interpreta la parte del figlio dell'ispettore Clouseau.
Nel 1988 avviene un altro incontro fondamentale per la sua carriera: inizia la collaborazione con lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami. La serie di film realizzati insieme negli anni successivi ottiene uno straordinario successo: il primo è “Il piccolo diavolo”, dove l’attore toscano dirige sé stesso al fianco di Walter Matthau; il secondo, “Johnny Stecchino” (1991), una satira sulla mafia, gli fa vincere il suo secondo Nastro d'Argento come miglior attore. La pellicola inoltre batte i record di incasso italiani, con oltre 40 miliardi di lire. Il terzo film è “Il mostro”, parodia della creazione del mostro mediatico. Nel 1990 aveva recitato in “La voce della luna” di Federico Fellini ed era stato la voce recitante di “Pierino e il lupo” di Sergey Prokofiev, accompagnato dalla European Chamber Orchestra diretta da Claudio Abbado.
Nel 1997 arriva la fama mondiale con “La vita è bella”, storia dell’ebreo Guido Orefice. Finito in un campo di concentramento con moglie e figlio, il protagonista cerca di mascherare la realtà del campo al proprio figlio per proteggerlo dallo choc, dando vita a scene di paradossale ma tenera comicità. Si tratta un progetto ambizioso perché il tema trattato è molto delicato. Il regista, il cui film si basa in parte sulle esperienze del padre che fu deportato per due anni nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, lo stesso di Anna Frank, accentua la drammaticità degli eventi grazie allo stridente contrasto della sceneggiatura tragicomica. Il film riceve ben sette nomination agli Oscar. Nella notte decisiva, il 21 marzo 1999, saranno 3 le statuette conquistate: quello per la miglior colonna sonora a Nicola Piovani, quella come miglior film straniero e quello per il miglior attore protagonista. L’attore toscano è il primo attore non anglosassone a vincere in questa categoria, il secondo di sempre ad aver vinto tale premio in un film diretto da se stesso, il quinto a vincerlo per una commedia nonché il quarto ad aver ricevuto per lo stesso film le nomination come attore, regista e sceneggiatore. Memorabile il momento della consegna del premio: Sophia Loren apre la busta e grida commossa "Roberto!" e Benigni, all'annuncio del suo nome, salta in piedi sugli schienali e raggiunge il palco passando sopra le teste delle star hollywoodiane. Il film viene coperto di premi anche in Europa: 5 Nastri d'Argento, 9 David di Donatello, e il prestigioso Gran Premio della Giuria al 51° Festival di Cannes.
Subito dopo “La vita è bella” recita in “Asterix e Obelix contro Cesare”, diretto da Claude Zidi. La sua fama è davvero alle stelle: nel 1999 l'asteroide 21662 viene chiamata Benigni in suo onore. Nel 2002 cura la regia, la sceneggiatura e la produzione di “Pinocchio”, che al botteghino ottiene un discreto successo, ma viene preso di mira della critica, a partire dall’omissione sui manifesti del nome dell’autore del libro, Carlo Collodi.
Nel 2005 produce, scrive e dirige il suo ottavo e, per ora, ultimo film: “La tigre e la neve”, ambientato nella difficile cornice della guerra in Iraq. Questo film, un buon successo di pubblico ma accolto non bene dalla critica, vince il Nastro d'Argento per il miglior soggetto. Negli anni seguenti torna ancora in televisione, come ospite di Pippo Baudo e Raffaella Carrà, nonché nei talk-show americani. Nel 1996 esce in videocassetta una raccolta di spettacoli tenuti dal comico nelle piazze e nei teatri di tutta Italia, intitolata Tuttobenigni 1995/96. Tra le sue apparizioni televisive il 10 Maggio 2001 è da ricordare: l’attore interviene a "Il fatto" di Enzo Biagi parlando con la solita ironia irriverente in periodo di par condicio; quell'intervento, secondo molti, è all’origine dell’allontanamento dalla RAI del famoso giornalista. Nel 2005 Benigni è ancora in televisione ospitato prima da Arbore poi da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik.
L'attore toscano ha ricevuto tre lauree Honoris Causa: in Filosofia dall'Università israeliana di Beersheba, in Lettere dall'Università di Bologna e in Filologia Moderna dall'Università di Firenze. Attore, regista e perfino cantante (“L’inno del corpo sciolto”, “Quanto t’ho amato” e altre) Benigni è anche amante e profondo conoscitore della Divina Commedia. A partire dal 2006, tiene un ciclo di letture dantesche in Piazza Santa Croce a Firenze. Seleziona 13 canti (i primi dieci, il XXVI e il XXXIII dell'Inferno e il XXXIII del Paradiso), uno per sera, che legge, commenta con competenza e passione e infine recita a memoria. Dal successivo novembre Benigni porta le sue letture dantesche in giro per l'Italia, in un tour chiamato "Tutto Dante". Nel 2007 la RAI produce un seguitissimo show ispirato al Tour.
(
Elena Olivari)