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Salvatore Samperi

N/A - Attore (1), Regista (15), Sceneggiatore (8)

Il moralismo di Samperi, come tutti i moralismi, è un umanesimo; esso attacca i mass media e il neocapitalismo in difesa dell’integrità umana minacciata. In altri tempi si sarebbe detto che Samperi è un “idealista”. - Alberto Moravia


Regista e sceneggiatore italiano, dopo essersi dedicato a contenuti spiccatamente antiborghesi, inaugura il filone dell'"erotico indigeno".


Salvatore Samperi, nasce a Padova il 26 luglio 1944 da una famiglia benestante. Abbandonati presto gli studi all’Università di Padova, aderisce al Movimento Studentesco del ’68, periodo questo che influenzerà tutta la sua carriera.

Proprio nel 1968, a ventiquattro anni e con pochissimi fondi a disposizione, dopo essere stato segretario di edizione in alcune pellicole di Marco Ferreri, esordisce alla regia con il suo primo film “Grazie, zia”, in cui è evidentissima la sua ammirazione per Marco Bellocchio: la sua prima opera, infatti, sulla scia de “I pugni in tasca”(1965), può essere ideologicamente inserita in quel clima culturale e politico che preannuncia l’inizio della contestazione giovanile.

Mescolando alla cupa satira della società democristiana, l’ansia di smascherare il perbenismo dei valori borghesi, con il chiaro intento di abbattere l’ordine costituito, Samperi mostra la sua voglia di ribellarsi al finto moralismo vigente in quegli anni, usando la sua macchina da presa come un bisturi della società in cui vive, una società intenzionalmente sorda e cieca ai propri vizi privati, ma sempre pronta ad esibire le sue pubbliche virtù.

Nei successivi “Cuore di mamma” (1969) e “Uccidete il vitello grasso e arrostitelo” (1969) diventa palese la sua critica verso la famiglia borghese in lento disfacimento ma dopo questi due film, con scarso successo di pubblico (nonostante le musiche curate da Morricone) decide di abbandonare i temi della protesta giovanile per dedicarsi alla satira di costume: gira “Beati i ricchi” (1972), con Paolo Villaggio e “Un’anguilla da 300 milioni” in cui mischia suspense, horror e comicità.

Questi sono comunque gli anni migliori di Salvatore Samperi che, unendo le caratteristiche più importanti del suo cinema, satira amara e amore morboso ma impossibile, come quello tra zia e nipote del suo primo film che aveva inaugurato il filone definito “erotico indigeno”, gira nel 1973 la sua opera più famosa: “Malizia”. Ambientata nella Sicilia anni ’50, la storia della scalata sociale della procace cameriera interpretata da una Laura Antonelli all’apice della sua bellezza sbanca al botteghino.

L’anno successivo è ancora Laura Antonelli, diventata ormai un sex symbol, ad interpretare “Peccato veniale”, pellicola dall’erotismo meno sottile che ottiene comunque un buon successo, pur incassando meno del film precedente.

Dopo la scarsa attenzione destata da “Scandalo” (1976), nello stesso anno Salvatore Samperi gira “Sturmtruppen” con cui porta sul grande schermo i personaggi delle strisce di Bonvi, arricchendo il fumetto originario con una buona dose di comicità e antimilitarismo.

Dopo gli ottimi adattamenti cinematografici di “Nenè” di Cesare Lanza e di “Ernesto” di Umberto Saba e un ultimo richiamo alla rabbia presessantottina con “Liquirizia” (1979), il resto della cinematografia di Samperi (“Fotografando Patrizia” (1984) e “La bonne”(1986)) perde della sua qualità fino ad arrivare al totale insuccesso di “Malizia 2000”, maldestro seguito della pellicola del ’73.

Negli ultimi anni Salvatore Samperi si è dedicato esclusivamente alla televisione con “Madame” del 2004 e “L’onore e il rispetto” del 2006, entrambi accolti molto positivamente.


(Fiorella Loffredo)

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