
Marchigiano di Civitanova,
Stelvio Massi (classe 1929) ha trascorso la vita dietro la macchina da presa. La sua carriera è stata sicuramente segnata dal trasferimento che, durante l’adolescenza, lo portò a Roma dove si iscrisse all'Accademia delle Belle Arti, terminata la quale passò poi agli studi di Architettura.
Fu proprio questa specializzazione che gli aprì le porte del cinema: il suo debutto a Cinecittà fu difatti come aiuto architetto di scena sul set de
"Il bandolero stanco" (1952), film interpretato tra gli altri da
Renato Rascel,
Lauretta Masiero e
Tino Buazzelli.
L'aria di Cinecittà fece scattare la scintilla e fu subito passione travolgente. La macchina da presa sostituì immediatamente lo studio. Iniziò così il suo periodo di "gavetta": assistente operatore prima operatore poi, fino alla promozione a direttore della fotografia, ruolo che ricoprì per un'ottantina di film.
Per il debutto come regista bisogna aspettare il 1973 con
"Partirono preti... tornarono curati", firmato con lo pseudonimo
Newman Rostel. L'anno successivo diresse addirittura tre film:
"Squadra volante" (il suo primo poliziesco, protagonista
Tomas Milian),
"Macrò" e
"5 donne per l'assassino".
Due anni dopo inaugurò la
serie dedicata a
"Mark il poliziotto" (con protagonista
Franco Gasparri) che comprende anche
"Mark il poliziotto spara per primo e
Mark colpisce ancora". Nel 1977 tornò a dirigere
Tomas Milian in
"La banda del trucido", secondo film della serie di
Er Monnezza, iniziata da
Umberto Lenzi nel 1976. L’anno successivo
Massi intraprese una fortunata collaborazione con l'attore
Maurizio Merli, che si protrasse per tre anni durante i quali la coppia diede alla luce sei film.
Nei primi anni Ottanta, periodo che segnava la fine del genere "poliziottesco",
Massi diresse
Mario Merola in
"Guapparia e
Torna" e successivamente
Fabio Testi e
Vittorio Mezzogiorno in
"Speed Cross" e
"Speed Drive". Nel 1992 fu la volta di
"L'urlo della verità", film ambientato nel mondo dei giovani e della scuola. Nel 1994 diresse il suo ultimo film,
"Il quinto giorno".
Morì a Velletri il 26 marzo 2004.
(
Claudia Cianciulli)