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Toto (Band)

N/A

photoLa storia dei Toto inizia alla fine degli anni '70, quando David Paich (classe 1954, tastierista e cantante), Steve Lukather (classe 1957, chitarrista e cantante), Bobby Kimball (vero nome Robert Toteaux, classe 1947, cantante), Steve Porcaro (classe 1957, tastiere), David Hungate (classe 1948, bassista) e Jeff Porcaro (classe 1954, batterista), decidono di formare una band dedita al rock classico e di qualità, genere che presto avrebbe avuto la denominazione di Adult Oriented Rock, ad indicare un rock ripulito, privo di quell'elemento di ribellione ma in compenso ricco di tecnica strumentale.

Non a caso: tutti i membri dei Toto erano già session man di una certa fama negli studi losangelini, avendo singolarmente suonato con Boz Scaggs e persino con gli Steely Dan. Alcuni di loro arrivano da famiglie di musicisti: David Paich, per esempio, è figlio dell'arrangiatore Marty Paich, mentre il percussionista Joe Porcaro è il padre dei fratelli Porcaro (Steve, Jeff e anche Mike, che più avanti diventerà il bassista della formazione).

L'esordio discografico dei Toto è nel 1978 con un album omonimo: il disco entra nella top 10 statunitense, vende 2 milioni di copie e contiene brani di valore come “Georgy Porgy” e soprattutto il singolo "Hold The Line", che diventa uno dei brani più famosi della loro intera carriera e si guadagna il disco d'oro.

Nel 1979 esce "Hydra", che pur presentando delle basi più solide ed heavy, riesce a replicare le vendite del suo predecessore ed i Toto partono per un lungo tour di promozione. Nel 1981 esce "Turn Back", che si presenta all'incirca con la stessa aggressività di "Hydra"; entrambi gli album rimangono al di sotto delle aspettative commerciali, pur contenendo piccoli classici come “Hydra”, “99” e “Turn Back”.

Fortunatamente per il gruppo la consacrazione arriva con “Toto IV” (1982): AOR di classe con momenti meno heavy e hit mondiali del calibro di "Africa" (primo posto in classifica), “I Won't Hold You Back” e "Rosanna" (dedicata all'allora fidanzata di Lukather, l'attrice Rosanna Arquette), che frutta alla band in tutto ben sei premi Grammy - singolo dell'anno, la migliore performance vocale pop e il migliore arrangiamento per “Rosanna”, disco dell'anno, migliore registrazione e migliore produzione per il disco nel suo complesso.

Al disco seguono due nuovi avvicendamenti di line up: poco prima del tour il bassista David Hungate lascia la band e viene sostituito dal secondo dei fratelli Porcaro, Michael, così come il cantante Bobby Kimball, allontanato dal gruppo per via dei suoi eccessi in favore di Dennis “Fergie” Frederiksen, cantante dalla voce incredibile, ma dal talento troppo orientato verso l'heavy metal. Con lui incidono "Isolation" (1984), buon album, dalle vendite però non esaltanti.

Comincia una lunga serie di cambiamenti all'interno della formazione, che verrà a lungo funestata da problemi nella scelta del cantante solista (in precedenza, Lukather e Paich si cimentavano alle lead vocals di qualche sporadico brano).
In occasione di "Fahrenheit" (1986), il nuovo vocalist è Joseph Williams, figlio del famosissimo compositore e direttore d'orchestra John Williams, presente anche nell'ottimo “The Seventh One" (1988) che propone i singoli "Pamela" e "Stop Loving You", anche se la formazione è ormai priva di Steve Porcaro, che lascia la band poco prima della pubblicazione dell'album.

Nel 1990 i Toto pubblicano il loro primo greatest hits, "Past To Present 1977-1990", ma Joseph Williams se n'è già andato. I quattro brani originali della compilation, vedono protagonista la voce di Jean-Michel Byron, imposto ai Toto dalla casa discografica nonostante la disponibilità di Bobby Kimball, nel frattempo riappacificatosi con la band. La scelta, però, si rivela presto sbagliata: Byron è molto influenzato dal soul, dalla black music e fatica ad integrarsi con il sound dei Toto; dal vivo, inoltre, ha una pessima presenza scenica. Viene perciò allontanato dalla band, con Steve Lukather che invece di reclutare un ennesimo cantante, decide di occuparsi anche delle linee vocali per "Kingdom Of Desire" (1993). Alla pubblicazione del disco segue però una tragica fatalità: poco prima della pubblicazione, infatti, il grandissimo batterista Jeff Porcaro muore a causa di un attacco cardiaco, causato da una reazione allergica ai pesticidi che stava spargendo nel giardino di casa. Fortunatamente, la band trova la forza di continuare e durante una conferenza stampa viene annunciato che il talentuoso Simon Phillips avrebbe momentaneamente preso il posto di batterista.

Nel corso del tour – che a questo punto assume un carattere commemorativo – la band suona almeno tre ore ogni notte, con brani estrapolati da ognuno dei loro dischi e Lukather alla voce, aiutato da coriste per le parti alte. Nel 1993 esce il primo live dei Toto, “Absolutely Live”, che include alcune delle migliori performance del tour appena concluso.
Phillips si integra bene con la band ed entra in maniera stabile nei Toto: il suo esordio in studio è col successivo "Tambu" (1995), sempre con Lukather ed occasionalmente Paich alla voce, che conferma il maggiore successo commerciale in Europa e Giappone piuttosto che in patria.
Sempre parlando di raccolte, nel 1998 esce “XX”, una raccolta di inediti scartati dalle sessions dei precedenti album che celebra il ventennale della band. Nella track list è presente anche la stupenda "Goin' Home", brano cantato in coppia da Kimball e Williams che sarebbe dovuto finire sulla raccolta "Past To Present" del '90, ed un'emozionante versione di "Africa" registrata a Johannesburg con un gruppo di percussionisti del posto, reclutati da Phillips.

Tra tour e progetti solisti, i Toto ritornano solo con "Mindfields" (1999), che vede il gradito ritorno di Bobby Kimball dopo un'assenza durata 15 anni; per celebrare l'evento, esce subito anche “Livefields” (1999), testimonianza live dei nuovi concerti della band.

Da quel momento Kimball ritorna ad essere il cantante regolare dei Toto, mentre David Paich va e viene a seconda degli impegni famigliari e non. Occasionalmente lo sostituiscono Jeff Bavko (già con Simon Phillips) e Gregg Phillinganes (noto session man di L.A., già con Eric Clapton e Michael Jackson).

Gli anni seguenti portano un album di covers (“Through the Looking Glass”, 2002), un nuovo live (“Live in Amsterdam”, 2003, anche in DVD), la doppia raccolta “The Essential Toto” (2004, anche in edizione a un CD) fino ad arrivare a “Falling in Between”(2006, pubblicato per l'etichetta italiana Frontiers), che nulla aggiunge e nulla toglie al mito dei Toto, ormai stabilmente in carreggiata.

Discografia:
Toto (1978), Hydra (1979), Turn Back (1981),Toto IV (1982), Isolation (1984), Dune - OST (1984), Fahrenheit (1986), The seventh one (1988), Past to present 1977-1990 (1990, antologia di successi con quattro inediti), Live (1991), Kingdom of desire (1992), Absolutely live (1993, doppio album dal vivo), Tambu (1995), Toto XX (1998), Mindfields (1999), Livefields (1999, album dal vivo), Through the Looking Glass (2002, album composto da cover di brani di altri artisti), Live in Amsterdam (2003, pubblicato anche in DVD), The Essential Toto (2004, doppio CD antologico), Falling in Between (2006)

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