
Gli
Who sono considerati una delle band britanniche più importanti della storia del rock. Stile aggressivo, testi colti e immagine originale hanno influenzato la musica degli anni '60 e quella successiva ponendo le radici dell'
hard rock. Agli esordi gli
Who sono il gruppo portabandiera del movimento
Mod, le loro canzoni sono inni generazionali che esprimono la frustrazione e il disagio giovanile anche tramite atti scenici come lo sfascio degli strumenti a fine concerto, vero e proprio rito che li caratterizza. Nel periodo successivo si dedicano alla
rock opera in cui narrano in chiave psichedelica complesse vicende generazionali. Nell'ultima fase approdano ad una musica in bilico tra
progressive e
classicismo, sorta di autocelebrazione in cui il gruppo rivela di essere ossessionato da se stesso.
Il primo abbozzo dei futuri
Who ha vita nel '62 quando
John Entwistle (basso) abbandona la band di
dixieland in cui suonava anche
Peter Townshend (chitarra) e forma con
Roger Daltrey (voce) i
Detours. Si uniscono poco dopo
Doug Sandom (batteria) e lo stesso Townshend. L'anno successivo Sandom viene sostituito dal vulcanico
Keith Moon. Nel '64 adottano il nome
Who e si esibiscono regolarmente Al Marquee Club di Londra, dove Peter sfascia la prima di una lunga serie di chitarre.
Pete Meadon viene assunto come manager, la band cambia nome in
High Numbers, abbraccia il movimento mod e pubblica il 45 "
I'm The Face"/"
Zoot Suite". I risultati sono deludenti; i quattro cacciano quindi Meadon, ritornano al loro nome originale e si affidano a
Kit Lambert e
Chris Stamp, che gli procurano un contratto con la
Decca.
Nel '65 "I Can't Explain" entra nella top ten, ma è con
"My Generation" che arriva il successo. La title track (scritta, come la quasi totalità dei brani, da Townshend la cui fortepersonalità sarà in perenne contrasto con quella del cantante) è un inno in cui la voce balbettante di Daltrey, che simula una overdose di anfetamine, diventa la colonna ufficiale dei
Mod, lasciando alla storia la frase "
spero di morire prima di diventare vecchio". Producono con l'
Atlantic il 45 "Substitute" e cominciano ad allargare il giro di concerti dal vivo, che fanno scandalo a causa della onerosa mania della band di distruggere strumenti e camere d'albergo. L'anno successivo esce "
A Quick One" (1966), che entra con il brano "Happy Jack" nella top 40 americana. Inizia una tournee di grandissimo successo. Celebre l'esibizione incendiaria nel '67 al
Monterey Pop Festival. Lo stesso anno "I Can See For Miles" anticipa l'album concettuale ed innovativo "
The Who Sell Out", uno dei migliori del gruppo, che raggiunge la vetta della classifica americana.
Townshend smette di usare droghe, si converte alla dottrina del
Meher Baba e compone l'opera rock "
Tommy" (1969), storia di un giovane campione di flipper muto, sordo e cieco che viene presentata al
Woodstock Music Festival. Il successo è tale che dal
concept album verranno prodotti un'opera teatrale e un film diretto da
Ken Russelll (1975). Dopo "
Live At Leeds" (1970), favoloso album dal vivo, Townshend inizia un nuovo progetto "
Lifehouse", una sorta di opera fantascientifica che non riesce a portare a termine. Esce "
Who's Next " (1971), uno dei capisaldi della produzione del gruppo che contiene brani storici: "Baba O'Riley", "Won't Get Fooled Again" (sigla di chiusura dei concerti in quel periodo). I contrasti interni si acuiscono ed ognuno porta avanti parallelamente una carriera solista.
Pubblicano "
Quadrophenia" (1973) in cui si doveva utilizzare il nuovo sistema quadrifonico ma la tecnologia è inadeguata, si opta per il sistema stereo che penalizza la voce rispetto agli strumenti, con disappunto di Daltrey; l'album non viene portato in tour. Dopo
"Quadrophenia" inizia la realizzazione del film "
Tommy" con Roger protagonista. Partecipano grandi personaggi della musica (
Elton John,
Eric Clapton,
Tina Turner) e del cinema (
Ann-Margret,
Jack Nicholson).
"
The Who By Number" (1975) è invece un album trascurabile fin dalla copertina (disegnata all'ultimo minuto da Entwistle) e riflette il periodo negativo della band.
Nel 1978 con "
Who Are You" ritorna il successo e la crisi sembra superata, ma il destino è dietro l'angolo: il batterista
Keith Moon muore per overdose di farmaci. A sostituirlo viene chiamato l'ex batterista degli
Small Faces Kenney Jones, ma il suo stile non incontra il gradimento di tutti. Come se non bastasse, il destino si accanisce contro la band: l'anno successivo in un concerto a
Cincinnati muoiono undici spettatori, schiacciati dall'irruenza dei fans. Il colpo è durissimo e poco dopo anche Townsend rischia di morire per overdose; viene salvato in extremis.
I due lavori successivi "
Faces Dances" (1981) e "
It's Hard" (1982) non incontrano il favore di pubblico e critica e viene annunciato lo scioglimento del gruppo, che però si ritroverà periodicamente prima al
Live Aid (1985) e poi nel 1989 alla
Royal Albert Hall per festeggiare il 25° anniversario, celebrato anche un tour che vede
Simon Phillips alla batteria. Nel '94 per i suoi 50 anni
Roger Daltrey registra un concerto con Entwistle, seguito da un tour americano a cui però Townsend non partecipa.
Un reunion più convinta avviene nel '96 ad Hyde Park, dove i tre Who tengono un concerto per celebrare "
Quadrophenia" (farà seguito l'ennesimo tour). Questa volta, però, si parla anche della possibilità di realizzare un nuovo album. Nel 2002 anche
John Entwistle muore di overdose, ma Daltrey e Townsend, ormai convinti della necessità di portare avanti il progetto
Who, continuano ad esibirsi in tour, confermando al contempo l'intenzione di incidere un disco con il nome della band.
L'anno successivo la band pubblica "
Live At The Royal Albert Hall" e nel 2004 esce "
Then And Now" con due brani inediti, anticipazione di "
Endless Glass" (2006), inciso a 25 anni di distanza da
"It's Hard" e a cui segue nel 2007 un tour mondiale. L'Arena di Verona ospita l'unica data italiana.
(
Piera Marsilio)
Discografia consigliata: My Generation (1965);
A Quick One (1966);
The Who Sell Out (1968);
Tommy (1969);
The Who Live At Leeds (1970);
Who's Next (1971);
Quadrophenia (1973);
The Who By Numbers (1975);
Who's Better Who's Best (1988);
Endless Wire (2006)