
Regista e sceneggiatore tedesco, deve la sua notorietà alla sua grande abilità tecnica e alla capacità di adattare la narrazione ai gusti del pubblico, confezionando così prodotti di ottima qualità che ottengono buoni risultati anche in termini economici. A partire da “U-Boot 96” – che gli varrà ben sei nominations agli Oscar – fino ai più recenti “Troy” e “Poseidon”, passando per “Nel centro del mirino”, “Air Force One” o “La tempesta perfetta”, Petersen si è confermato come uno dei più amati registi hollywoodiani, spesso capace di creare dei perfetti “blockbuster” e per questo ancora più apprezzato dalle case di produzione.
Wolfgang Petersen nasce ad Emden, nella bassa Sassonia tedesca, il 14 marzo 1941. Cresce nella Germania devastata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, anche se – proprio l’afflizione e la mancanza di possibilità – sono in quel periodo una grande spinta a realizzare i propri sogni. Wolfgang, fin dall’età di undici anni, vuole fare il regista cinematografico, affascinato da tutto ciò che è americano ed in modo particolare dai film di John Ford. Così, dopo aver compiuto gli studi ad Amburgo, si trasferisce a Berlino, allora Germania Est, per frequentare la Deutsche Film und Fernsehakademie. In questi anni scopre la Nouvelle Vague francese e soprattutto François Truffaut, regista che avrà su di lui una notevole influenza, anche se più tardi affermerà:
“non c’è nulla di tedesco, o di particolarmente europeo nei miei film”.
Per qualche tempo, durante gli anni ’60, collabora come attore e regista con il teatro di Amburgo, e fa il suo debutto dietro la macchina da presa per la televisione. Nel 1974, invece, esce il suo primo film per le sale, si tratta di “Einer vonuns beiden”, che lo segnala come uno dei registi più interessanti della Germania di quel tempo. La casa di produzione Bavaria, infatti, gli offre la possibilità di dirigere un film a costo elevato, che ha per soggetto la guerra vista dalla parte dei tedeschi, “U-Boot 96” (“Das Boot”). Il film ha la particolarità di sovvertire tutti i luoghi comuni sui tedeschi creati ad arte dall’industria hollywoodiana, che aveva dipinto sempre i soldati nemici come insensibili o come macchine da guerra prive di volontà. Il film riceve sei nomination per gli Academy Awards, fra i quali quelle per la miglior sceneggiatura e per la migliore regia.
Il grande successo gli permette di arrivare alla direzione di una enorme produzione, si tratta dell’adattamento del libro fantasy “La storia infinita” (“Die Unendliche Geschichte” o “Neverending Story”), del suo connazionale Michael Ende, che – seppur con qualche appunto della critica – diventa uno tra i film che incassano di più nella storia del cinema tedesco, ottenendo ottimi risultati non solo negli Stati Uniti ma in tutta Europa. Il film guadagna solo in Germania 60 milioni di marchi: da allora la carriera di Petersen è inarrestabile.
I successi più importanti sono degli anni ’90, “Nel centro del mirino” (“In the Line of Fire”) con Clint Eastwood, “Virus letale” (“Outbreak”) con Dustin Hoffman, Rene Russo e Morgan Freeman, “Air Force One” con Harrison Ford e “La tempesta perfetta” (“The Perfect Storm”) con Gorge Clooney. Tutte queste pellicole, oltre ad essere girate con grande maestria tecnica in uno stile puramente “hollywoodiano”, cercano di coniugare sia il lato della narrazione, sempre abbastanza serrata, che della spettacolarità, una miscela ideale per riempire le sale e creare enormi profitti.
Ne è un buon esempio il colossal “Troy” – liberamente ispirato all’Iliade, come si legge nei titoli di testa – che seppur non sia fedele né storicamente né filologicamente all’opera di Omero, mette piuttosto la trama al servizio dei molti volti noti, da Brad Pitt a Eric Bana, da Orlando Bloom a Peter O’Toole, puntando sugli effetti speciali e sulla spettacolarizzazione – alquanto contemporanea – delle scene di battaglia.
Lo stesso discorso si può fare per il successivo “Poseidon”, del 2006, remake del precedente “L’avventura del Poseidon” (“The Poseidon Adventure”) del 1972. Gli effetti speciali e, in definitiva, l’interesse per lo spettatore pagante vengono prima di tutto, confezionando così dei godibili “blockbuster”.
L’ultimo lavoro del regista tedesco, a quanto pare, dovrebbe essere l’adattamento cinematografico del romanzo di fantascienza “Il gioco di Ender” (probabile “Ender’s Game”), di Orson Scott Card, mentre i progetti annunciati sono un remake di “Bullitt” e un “Batman vs. Superman”.
(
Martino Corazza)