Patria d'origine delle
arti marziali su pellicola è senza dubbio
Hong Kong, una delle industrie cinematografiche più prolifiche ed originali del mondo.
Qui, a partire dalla tradizione dei film di spadaccini (i cosiddetti
wuxiapian), negli Anni '60 cominciano a vedersi diversi combattimenti a mani nude tra i protagonisti. E' però con
"The Chinese Boxer" (1970) che la critica individua l'inizio ufficiale di questo filone (ribattezzato
gongfupian).
Il marchio di fabbrica di questi prodotti è rappresentato da coreografie di combattimento molto lunghe e complesse, evidenziate da un montaggio frenetico e da rumori volutamente esagerati. Sul set la figura fondamentale oltre al regista diventa il maestro di arti marziali reclutato come consulente.
I film di arti marziali, dopo il prevedibile successo in patria, devono aspettare l'arrivo del campione di
kung-fu Bruce Lee in
"Il furore della Cina colpisce ancora" per ricevere la definitiva consacrazione anche all'estero, dando vita ad una serie di imitazioni e parodie più o meno riuscite (L'Italia vanta in tal senso il
cult "Ku Fu? Dalla Sicilia Con Furore" con
Franco Franchi).
Le trame sono per ovvi motivi abbastanza grezze, il personaggio interpretato da Lee sempre lo stesso (il pacifico cinese all'estero costretto a subire le angherie di giapponesi e occidentali) ma questo non impedisce un successo che va ben oltre gli incassi al botteghino, con un boom di iscrizioni nelle palestre di arti marziali di mezzo mondo.
A partire dagli Anni '80, il genere ha conosciuto nuovi successi grazie ad attori come
Jackie Chan, capace di farsi valere anche dietro la macchina da presa in film che si basano fondamentalmente su ruoli brillanti e in cui le arti marziali si mischiano a cadute degne della miglior comicità
slapstick.
Gli Anni '90, per merito di divi come
Jet Li, vedono il cinema di arti marziali conoscere nuova linfa anche grazie agli effetti speciali in stile
"Matrix", capaci di esasperare ed amplificare ulteriormente i combattimenti.