Se si esclude il precursore
“The Gay Brothers” (1895), l’omosessualità nel puritano cinema americano di inizio secolo trova ben poco spazio e i comportamenti effeminati o di travestitismo vengono trattati, unicamente in chiave farsesca, solo nei film comici.
Sembra paradossale ma il primo film in cui l’omosessualità viene trattata senza pregiudizi o distorsioni è stato girato nella Germania pre-nazista (
"Diverso dagli altri", del 1919).
Un progressivo aumento delle leggi sulla censura impedì l’affermarsi, se non maniera sotterranea, di tematiche gay e lesbo negli Stati Uniti, dove invece si notano, specie negli Anni ’50, film in cui la diversità viene punita con l’emarginazione o la morte (
"Gioventù bruciata" o
“Improvvisamente l’estate scorsa”).
Bisogna attendere il decennio successivo, e precisamente il 1961, per vedere abolita la norma che impediva la “devianza sessuale” come argomento dei film, permettendo così pellicole come
“Quelle due” di
William Wyler e, negli anni ’70, l’inglese
“Rocky horror picture show”, probabilmente il musical rock più famoso di sempre.
E' però la cinematografia europea che dimostra l’atteggiamento più libero nei confronti del genere (anche se tra inenarrabili problemi di censura) con autori come
Pasolini,
Visconti e successivamente,
Fassbinder e
Almodovar.
Progressivamente si assiste ad una sorta di scivolamento, dalla concezione della coppia omosessuale “dannata” e destinata al finale tragico (
Tom Hanks e
Antonio Banderas in
“Philadelphia”) ad una più spensierata (l'australiano
“Priscilla, la regina del deserto").
L’accettazione degli omosessuali all’interno della società ha consentito negli ultimi anni a tali tematiche di conquistare spazi in generi prima ritenuti preclusi (
western come
"I segreti di Brokeback Mountain" o
serie tv come
"Will & Grace").