I primi esempi di film
horror possono essere rintracciati nella cinematografia scandinava dei primi Anni '20, con la produzione di tutti quegli “archetipi” che segneranno la storia del genere come le ambientazioni sinistre all'interno delle quali si muovono essere deformi e mostruosi.
Basato su alcune delle più ancestrali paure umane, come la diversità “mostruosa” e ciò che sfugge alla scienza e alla ragione dell'uomo, il cinema horror compie un vero e proprio salto di qualità quando, grazie ai registi tedeschi emigrati negli Stati Uniti, l'immaginario gotico ed espressionista raggiunge il pubblico di massa grazie ai potenti mezzi hollywoodiani.
E' in questo periodo, grazie anche all'introduzione del sonoro, che la
Universal, specializzata nella produzione del genere, riempie le sale con capolavori come
"Dracula" di
Tod Browning e
"Frankenstein" di
James Whale, lanciando nell'Olimpo delle star attori del calibro di
Bela Lugosi e
Boris Karloff.
Nel ventennio '50-'70 il cinema inglese contribuirà non poco alla fortuna del genere horror, grazie alle ghost stories della
Hammer, capaci di lanciare registi come
Terence Fischer e attori come
Christopher Lee.
Fra i capolavori dell'horror si possono annoverare, a partire dagli Anni '40, film che, senza effetti speciali e non mostrando quindi nulla di spaventoso, trasmettono le sensazioni di tensione e paura grazie alla suspence ("
Il bacio della pantera",
"Rosemary's Baby", etc.).
Al contrario, l'uso volutamente smodato di effetti speciali caratterizza un certo cinema horror, quello dei cosiddetti sottogeneri
zombie (il capostipite è senz'altro
"La notte dei morti viventi") e
gore, poi definito
splatter (primo tra tutti
"Non aprite quella porta").