Nato come rappresentazione teatrale, il
musical, abbreviazione di
musical comedy o
commedia musicale è un genere proprio della tradizione anglo-americana, dove questi spettacoli trovavano pubblico soprattutto tra i gruppi di immigrati, che spesso non conoscevano l'inglese.
L'origine è quindi popolare, in diretta parentela con varietà e operetta, generi in cui la musica aiutava la comprensione della trama rispetto alla semplice prosa.
L'elemento caratterizzante del musical è infatti costituito dall'inserimento di elaborati momenti coreografici all'interno della trama, generalmente molto semplice e simile alla
commedia.
L'approdo al cinema avviene con
"Il cantante di jazz" del 1927, in contemporanea con l'avvento del sonoro.
L'America degli Anni '30, in piena depressione dopo il crollo di Wall Strett del 1929, si dimostra il pubblico ideale per un genere leggero, ottimista e con ambientazioni dove il lusso la fa da padrone, come negli spettacoli del coreografo-regista
Busby Berkeley (
"La danza delle luci",
"42° Strada", etc.), che fissa nuovi standard del genere grazie all'uso spregiudicato della macchina presa, trasformando così le coreografie, composte da centinaia di belle ragazze in costumi sfarzosi, in figure geometriche in continua evoluzione riprese da posizioni inusuali.
Ai musical di Berkeley, targati
Warner, risponde un'altra casa di produzione, la
RKO, con due nomi destinati per sempre a legarsi alla storia del genere:
Fred Astaire e
Ginger Rogers.
Con i loro
dance musical (
"Cappello a cilindro",
"Cerco il mio amore", etc.), la coppia di ballerini ambienta le coreografie fuori dagli studi di posa, in location più realistiche, per sottolineare particolari momenti narrativi o emotivi dei protagonisti.
Nella guerra tra
majors sarà però la
MGM a specializzarsi maggiormente nel genere, con capolavori che segnano una vera e propria età dell'0ro del musical, come
"Spettacolo di varietà" e
"Cantando sotto la pioggia".
Raggiunto l'apice con il pluripremiato
"West Side Story" (primo musical senza lieto fine), il genere progressivamente perde vitalità e gli anni successivi vedono opere di qualità ma isolate, tratte da produzioni di
Broadway (tra gli esempi
"Cabaret" di
Bob Fosse e
"Hair" di
Milos Forman).
In Italia meritano una citazione a parte i cosiddetti
"film con canzoni", costruiti intorno a cantanti di successo (
Domenico Modugno,
Adriano Celentano e
Gianni Morandi su tutti) e un capolavoro isolato come
"Tano da morire" di
Roberta Torre.