Il genere
storico nasce praticamente con il cinema, e subito in veste di kolossal, con
"Intolerance" di
D.W. Griffith, monumentale rappresentazione di epoche diverse accomunate attraverso episodi in cui domina l'intolleranza.
La rappresentazione della Storia tenta da subito la settima arte e da subito conquista il pubblico, anche se la stagione d'oro dei film storici è quella dei cosiddetti
peplum (o
"sandaloni" per i loro detrattori) che raggiungono dimensioni produttive colossali, con cast stellari e oceani di comparse, ispirati soprattutto a
Impero Romano e
Bibbia (
"La caduta dell'Impero Romano" e
"I Dieci Comandamenti" tanto per limitare gli esempi).
Dopo qualche flop a livello di incassi, i produttori rimarranno a lungo lontani da tuniche e centurioni.
In Italia il
Fascismo, con la sua ossessione per l'Impero Romano, rimane subito affascinato dalle possibilità del cinema di inscenare la Storia, specie a livello di propaganda.
Questo rende possibile, dopo il precursore
"Cabiria" di
Mario Pastrone (1914), tutta una serie di film dedicati al suo personaggio più celebre, quel
Maciste inventato da
Gabriele D'Annunzio e capofila dei cosiddetti
"forzuti" (
Ercole,
Sansone, etc.), dando vita anche a divertenti
cross-over (
"Maciste contro Ercole nella valle dei guai").
Il genere storico, negli anni della guerra, è a fini propagandistici, ma servirà come palestra ai futuri fondatori del
Neorealismo, come
Roberto Rossellini.
Dopo il già citato flop di Cleopatra, bisognerà aspettare anni recenti per rivedere film storici dalle ambizioni rilevanti, possibili anche grazie a effetti speciali, utili per abbattere i costi delle scene più spettacolari e con numeri altrimenti improponibili di comparse (
"Il Gladiatore",
"300", etc.).