Il genere
western è forse quello che più di tutti identifica e rappresenta il cinema americano, avendone attraversato tutta la storia.
Il primo film western può essere identificato con
"L'assalto al treno" (1903), poco più di 10 minuti, l'inizio di un percorso che, a partire dagli Anni '30, vede lo sviluppo di serie del cinema muto (le cosiddette
horse operas), che fissano alcuni temi fondamentali del genere come il Mito della Frontiera, il genocidio dei Pellerossa ma soprattutto la figura del
cow-boy come eroe silenzioso e solitario (uno dei primi divi in tal senso fu
Tom Mix).
Il decennio successivo, vera e propria età dell'oro per il western "classico", vede una cura sempre maggiore di trame e soluzioni di regia, con capolavori come
"Ombre Rosse",
"Passaggio a Nord-Ovest" e
"La via dei giganti".
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si nota invece un progressivo cambiamento di rotta nella scrittura delle trame, tanto da privilegiare gli aspetti più strettamente storici rispetto a quelli del Mito, con una rilettura spesso critica di punti dolenti della storia americana come la questione razziale, il ruolo dei grandi poteri economici e l'uso indiscriminato della forza per risolvere i problemi, tutti espedienti attraverso i quali il western rilegge la società americana contemporanea con tutte le sue contraddizioni (Vietnam, lotte contro la discriminazione dei neri, etc.).
Esemplari in tal senso film come
"Piccolo Grande Uomo" e
"Corvo Rosso non avrai il mio scalpo".
Dopo la parentesi dello
spaghetti-western di
Sergio Leone, che rinnova radicalmente il genere con un realismo e una violenza sconosciuti fino all'epoca, conditi da quel tanto di umorismo che serve a renderla sopportabile, il western degli anni più recenti è soprattutto crepuscolare, con eroi (o anti-eroi) vecchi e stanchi, perseguitati dai fantasmi del passato, in un'atmosfera in cui si percepisce distintamente la fine di un'epoca (
"Il Mucchio Selvaggio";
"Gli Spietati").