We're off to outer space
We're leaving Mother Earth
To save the human race
Our Star Blazers
Searching for a distant star
Heading off to Iscandar
Leaving all we love behind
Who knows what danger we'll find?
We must be strong and brave
Our home we've got to save
If we don't in just one year
Mother Earth will disappear
Fighting with the Gamilons
We won't stop until we've won
Then we'll return and when we arrive
The Earth will survive
With our Star Blazers (
Ginny Redington)
Star Blazers è il primo anime di fantascienza di
Leiji Matsumoto, nonché un'opera che ha fatto la storia degli anime degli anni '70 e uno dei capisaldi del genere, che conta ben tre serie televisive, quattro film cinematografici ed uno special TV.
La storia della saga di Star Blazers è piuttosto complessa.
Il manga originale fu pubblicato in Giappone con il titolo
Uchuu Senkan Yamato, cioè
Corazzata spaziale Yamato.
Nella versione cartacea i personaggi avevano tradizionali nomi nipponici (il capitano Avatar, ad esempio, si chiamava Juzo Okita; Derek Wildstar, il protagonista della serie, era Susumu Kodai; Nova, l'eroina, aveva il nome di Yuki Mori).
Ma gli stessi autori giapponesi decisero di realizzare direttamente in inglese una serie animata destinata al mercato televisivo a cui venne dato il titolo di
Space Cruiser Yamato.
L'anime andò in onda in Giappone nel 1976.
Questa prima serie e quella uscita dopo (poi definita seconda stagione) furono esportate negli Stati Uniti e in altri paesi (tra cui l'Italia) col titolo di
Star Blazers nel 1979/80.
La terza serie televisiva, realizzata questa volta in giapponese, fu tradotta da un altro team di animazione ed esportata in occidente nel 1984/85.
In Italia dunque Star Blazers arriva nel novembre 1980 sulla Televisione Svizzera.
Si tratta della versione prodotta negli Stati Uniti, realizzata e distribuita assemblando le prime due stagioni e modificando i nomi dei personaggi: troviamo, così, nell’equipaggio i nomi di Derek Wildstar, Mark Venture o Alex Stardust, mentre la Yamato viene chiamata Argo (dal nome della leggendaria nave che portò Giasone alla ricerca del mitico vello d'oro).
Circa due anni più tardi, l'anime riappare su Rete 4 mantenendo inalterati il titolo e i rimaneggiamenti ma comprendendo le avventure della terza serie.
La serie è stata riproposta anche con il titolo
I guerrieri delle stelle.
Curiosità:Secondo gli autori della saga, sono due le fonti d'energia usate dall'Argo e dalla Forza di Difesa Terrestre: l'
energia solare e l'energia "
a onde moventi" (
ha doo ho nell'originale giapponese).
L'Argo è dotata infatti di un motore a onde moventi (
ha doo enjien in giapponese) e di un cannone alimentato dallo stesso tipo di energia.
Il principio fisico che farebbe funzionare il motore dell'Argo fa sì che il materiale inerte dello spazio (come polveri e gas) venga trasformato, comprimendolo elettromagneticamente, in tachioni (particelle elementari più veloci della luce). Nell'universo di Star Blazers il concetto dei viaggi interstellari è risolto con l'ipotesi dell'esistenza del "subspazio" (concetto che si può associare a quello dell'iperspazio della Space Opera "canonica").
Il Balzo Spaziale (un tipo di spostamento effettuato ad una velocità maggiore di quella della luce) è ottenuto creando un varco tra lo spazio normale e il subspazio, e facendo in modo che la nave si sposti nel subspazio stesso per poi riapparire in un altro punto dello spazio "normale".
Ciò si ottiene riconvertendo, nel motore a onde moventi, una massa di tachioni in particelle questa volta più lente della luce.
Gli autori illustrano questo procedimento più volte nel corso delle puntate dell'anime, con l'aiuto di diagrammi e schemi, mostrando la nave che "salta" sulla curva dello spazio ordinario da cresta a cresta, e non lungo la curva come ci si muove normalmente.
In Star Blazers un'astronave può eseguire il balzo unicamente se si trova su una cresta della curva spazio-tempo.
Ciò significa che non è possibile effettuare un viaggio completo con un unico balzo, ma occorre suddividere il tragitto in tanti piccoli balzi calcolati con precisione.
Un secondo modo per sfruttare il subspazio è il cosiddetto "cloaking" che permette a un'astronave di immergersi nel subspazio non per viaggiare ma per nascondersi.
Una nave immersa nel subspazio, infatti, non può essere individuata da osservatori nello spazio ordinario: per vederla, è necessario dunque che anche chi guarda sia nel subspazio.
Il rallentamento dei tachioni necessario per aprire il varco del subspazio produce un improvviso e intenso rilascio di energia.
La reazione può quindi essere usata come arma.
Il cannone a onde moventi è basato proprio su questo principio.
L'idea scientifica o presunta tale è apparsa talmente buona da essere stata ripresa e citata in vario modo in numerosissime altre opere.